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Ha scritto a certastampa.it una nostra lettrice, per raccontare la sua storia di "vita ospedaliera". A voi il commento   Ore 15, Pronto soccorso di Teramo. Porto mia madre perché non si sente bene. Premetto che parliamo di una persona di 83 anni, con una insufficienza renale cronica, cardiopatica e diabetica, con dissenteria da oltre un mese, disidrata e con perdita di elettroliti. Premetto anche che siamo accompagnati da una richiesta di ricovero del medico di base. Dopo l’accettazione (con codice verde, a detta dell’infermiere del triage) viene lasciata su una barella fino alle ore 23. Alle ore 23 viene chiamata in visita da una dottoressa, che però non la visita affatto, ma si basa solo sul risultato delle analisi del sangue.  Ore 24 ,30 dopo 9 ore e mezza di attesa, mia madre viene dimessa perché  anziana e "quindi non ci sono grandi cose da fare". La porto a casa, ma non si regge in piedi e in più, a causa del calo elettrolitico, fatica sia a parlare che a ragionare.

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