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AdaminternaAveva solo 17 anni, quando l’hanno aggredito davanti alla scuola. Coltellate al torace e alla schiena. E poi gli hanno sparato, perché si era rifiutato di entrare in un gruppo di persone legate alla malavita locale. Quando se ne sono andati, erano convinti che fosse morto. E l’hanno lasciato lì, sulla strada. Il protagonista di questa storia è un ragazzo nigeriano, che chiameremo Adam, e la sua è una storia che comincia in quella terribile giornata, su una strada del suo villaggio e finisce nella sala operatoria dell’ospedale di Atri. Ma andiamo per ordine. Adam venne soccorso da alcuni amici, che l’hanno portato a casa e non in ospedale, per nasconderlo a quelli che avevano cercato di ucciderlo. Sopravvive, ma da quel giorno vivrà con dolori terribili al braccio e con un’infezione che gli provocava continue secrezioni di pus. Sono passati otto anni da quelle coltellate e quegli spari. Due anni fa è arrivato in Italia, sia a cercare un futuro diverso per mantenere con il suo lavoro i sette fratelli minori che sono rimasti nel suo Paese, sia le cure che gli potessero risparmiare quei dolori assurdi. S’è affidato prima alle cure dei medici dell’ospedale di Pescara,  e poi a quelli dell’ospedale clinicizzato di Chieti, con una diagnosi di “osteomielite di tutto l’omero con sequestri voluminosi in gran parte dell’osso” e con”2 fistole secernenti” dalle quali spurgava continuamente pus. E’ stato curato, ma nonostante le cure antibiotiche eseguite, dopo l’isolamento del batterio responsabile, in quasi 3 anni di trattamento non è stato possibile debellare l’infezione all’interno dell’osso e pertanto gli stessi specialisti infettivologi hanno indicato come soluzione un intervento per eseguire una “bonifica” dell’osso rimuovendo i sequestri (dove sono annidati nell’osso i batteri impedendo quindi all’antibiotico di agire). Purtroppo i centri che trattano questo tipo patologie infettive dell’osso in Italia si possono contare su una mano (dal MIOS di Albenga al Codivilla Putti di Cortina d’Ampezzo) ma per un  giovane immigrato (sia pure con regolare permesso di soggiorno ) la possibilità di rivolgersi a queste strutture è problematica. I tempi sono lunghi. Poi, un piccolo “miracolo”. Dal 15 ottobre del’anno scorso, lUnità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Atri è guidata dal dottor Fabrizio Fascione, che in persona decide di prendere a cuore il caso di Adam e organizza tutto il necessario per poter eseguire questo delicatissimo intervento. Adam è stato operato il 30 dicembre. Quattro ore sotto ai ferri, durante le quali l’intero braccio è stato aperto per poter bonificare al meglio l’osso dall’infezione e poi stabilizzato con un fissatore esterno circolare. E’ andata benissimo. Il buon esito di questa tipologia di interventi dipende da un lavoro meticoloso non solo del personale ortopedico, ma anche di quello infettivologico che deve impostare le più adeguate terapie antibiotiche e del personale infermieristico, che si deve preoccupare della gestione e dell’igiene di un paziente con infezione in atto. Grazie all’ospedale di Atri e all’equipe del dottor Fascione, la vita di Adam è cambiata.

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