Nel confronto pubblico sulla sanità regionale, la ASL di Teramo viene spesso richiamata per il fenomeno della mobilità passiva, in particolare verso le regioni limitrofe e anche per prestazioni chirurgiche di bassa complessità. Alla base di questa dinamica vi è una criticità strutturale: la persistente carenza di personale sanitario, che rappresenta uno dei principali fattori di pressione sull’organizzazione e sulla qualità dei servizi.
Si tratta di una problematica che va inquadrata in un contesto complesso, nel quale l’azienda è chiamata a operare nel rispetto di vincoli normativi stringenti, riuscendo tuttavia a garantire livelli assistenziali adeguati grazie all’impegno straordinario e continuativo dei medici e di tutto il personale in servizio.
La carenza di personale medico si manifesta in modo particolarmente evidente in alcuni reparti strategici, come Anestesia, la cui tenuta organizzativa è stata storicamente sostenuta attraverso strumenti straordinari, tra cui i turni incentivati. Soluzioni che hanno permesso non solo la gestione dell’emergenza, ma anche il mantenimento di un’attività ordinaria ben superiore al minimo indispensabile. È tuttavia evidente come un sistema fondato stabilmente su misure emergenziali non possa rappresentare una risposta strutturale nel medio-lungo periodo.
Oggi la qualità dell’assistenza, garantita sia negli ospedali hub sia in quelli periferici, poggia in larga misura sul senso di responsabilità e sul sacrificio dei professionisti, come dimostra l’elevato numero di ore di straordinario accumulate nel tempo. Un impegno che consente di mantenere standard assistenziali elevati, ma che genera anche un contesto lavorativo caratterizzato da forti tensioni, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva del sistema.
In questo quadro, diventa centrale il tema dell’investimento sul personale medico. La ASL di Teramo ha storicamente rispettato i limiti di spesa imposti, a differenza di altre realtà dove il ricorso allo “sforamento” è stato più frequente. Questa rigidità, unita al tetto di spesa per il personale imposto dalla Regione Abruzzo, ha collocato l’azienda tra le più penalizzate a livello regionale, riducendo drasticamente i margini di manovra e rendendo complessa una programmazione efficace degli organici.
Un adeguato potenziamento del personale consentirebbe di migliorare la piena operatività delle strutture, ottimizzare l’utilizzo dei posti letto e contribuire concretamente alla riduzione della mobilità passiva, permettendo a un numero crescente di pazienti di ricevere risposte adeguate all’interno del territorio provinciale.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio che richiederebbe una razionalizzazione della spesa, basata su un’analisi puntuale dei costi operativi delle singole unità operative. Un percorso che presuppone scelte politiche complesse, come la riorganizzazione o la chiusura di servizi, rispetto alle quali finora è spesso mancata una chiara volontà decisionale.
In assenza di interventi strutturali, il sindacato dei medici ospedalieri ritiene necessario richiamare l’attenzione sul rischio che il protrarsi di queste condizioni possa favorire non solo la mobilità dei pazienti, ma anche una progressiva fuga di professionisti verso realtà più attrattive sotto il profilo professionale ed economico. Continuare a investire sul personale, nel rispetto dei vincoli regionali, resta dunque una condizione imprescindibile per garantire qualità, continuità e futuro alla sanità pubblica della ASL di Teramo.
Il Segretario Aziendale Anaao Assomed – ASL di Teramo
Dott. Guevar Maselli

