Dopo oltre due anni di attesa, tre ASL abruzzesi su quattro hanno ottenuto il via libera della Regione ai rispettivi atti aziendali. Fa eccezione la ASL di Teramo, il cui documento è stato bocciato: una decisione che, secondo il consigliere regionale del Partito Democratico Dino Pepe, certifica «le gravi contraddizioni della politica sanitaria del centrodestra».
«La sanità abruzzese sta vivendo una delle fasi più critiche della sua storia – dichiara Pepe –. Liste d’attesa interminabili, carenza di personale e l’impossibilità di ottenere prestazioni in tempi accettabili stanno spingendo migliaia di cittadini verso il privato o, peggio ancora, a rinunciare del tutto alle cure. Nel solo 2024 oltre 160.000 abruzzesi non hanno potuto curarsi».
Una situazione che, prosegue il consigliere regionale, si accompagna alla crescita della mobilità passiva, con un aumento dei trasferimenti economici verso altre regioni per curare pazienti abruzzesi fuori dal territorio regionale: «Ogni anno milioni di euro vengono trasferiti altrove, sottraendo risorse preziose che dovrebbero essere investite nel potenziamento degli ospedali e dei servizi territoriali».
Pepe attacca anche sulla gestione dei conti: «Di fronte a un disavanzo sanitario che si aggira intorno ai 130 milioni di euro, la Giunta Marsilio ha scelto la strada più semplice e più ingiusta: aumentare le tasse agli abruzzesi e avviare una stagione di tagli orizzontali e indiscriminati, senza alcuna visione strategica».
Il consigliere ricorda la battaglia portata avanti dal 2023, durante la definizione della nuova rete ospedaliera e poi per tutto il 2024 e il 2025, insieme a sindaci, comitati e cittadini: «Indebolire gli ospedali di confine significa aumentare la mobilità passiva e condannare intere aree alla marginalità sanitaria».
Nel mirino, in particolare, l’ospedale di Sant’Omero, ritenuto strategico per il bacino della Val Vibrata: «Dopo l’eliminazione della UOC di Ostetricia a Sant’Omero, a fronte della promozione di quella di Sulmona, ben più modesta nei numeri, abbiamo ribadito l’importanza strategica del presidio della Val Vibrata».
Pepe ricorda inoltre che nel documento di riordino della rete ospedaliera, licenziato a dicembre 2023, sarebbe stata già prevista la soppressione della UOC di Chirurgia di Sant’Omero: «Proprio per questo mi sono opposto con determinazione, denunciandone le conseguenze gravissime in termini di servizi, attrattività e sicurezza per i cittadini».
E accusa alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra di aver minimizzato: «Mi hanno accusato, insieme al Comitato per la salvaguardia dell’ospedale di Sant’Omero, di fare “terrorismo”, sostenendo che denunciavamo scenari irreali e che nessun depotenziamento sarebbe avvenuto».
Ora, però, secondo Pepe, la bocciatura dell’atto aziendale teramano rappresenta una conferma politica e amministrativa: «L’atto della ASL di Teramo è stato bocciato dalla Giunta regionale perché contiene due Unità Operative Complesse in più rispetto a quanto stabilito dal riordino della rete ospedaliera: la Chirurgia di Sant’Omero e le Malattie Infettive di Teramo».
«Parole inequivocabili arrivano dagli stessi vertici regionali – conclude –: la ASL di Teramo dovrà obbligatoriamente tornare indietro sui suoi passi, altrimenti l’atto aziendale non potrà mai essere approvato. Altro che terrorismo: era tutto scritto nero su bianco nei documenti ufficiali della Regione».
Il consigliere regionale annuncia che la mobilitazione continuerà: «Questa maggioranza continua a negare l’evidenza, scaricando sui territori il prezzo di scelte sbagliate e di una gestione della sanità priva di visione, coraggio e trasparenza. Insieme al sindaco di Sant’Omero Andrea Luzii continueremo a batterci affinché il diritto alla salute sia garantito a tutti e nessun cittadino venga lasciato solo».
E conclude con un appello: «Ci aspettiamo che in questa battaglia a difesa del nostro territorio, questa volta, siano tutti presenti: consiglieri regionali di centrodestra eletti in questa provincia, sindaci e comitato ristretto dei sindaci».

