“Anche l’Abruzzo ha il suo Caligola”. È un affondo senza mezzi termini quello con cui il deputato del Partito Democratico, Luciano D’Alfonso, interviene sulla vicenda dell’atto aziendale della Asl di Teramo, più volte bocciato dall’Agenzia sanitaria regionale e ieri al centro della seduta della Commissione Vigilanza.
Nel mirino dell’ex presidente della Regione finisce il manager della Asl teramana, Maurizio Di Giosia, protagonista – secondo D’Alfonso – di una difesa dai toni teatrali ma priva di solide basi tecniche. Un’arringa “degna del miglior San Carlo”, scrive il parlamentare, che tuttavia non avrebbe convinto né superato le contestazioni mosse dagli organi di controllo.
LA SEDUTA IN COMMISSIONE
Al centro dello scontro c’è l’atto aziendale della Asl di Teramo, già oggetto di rilievi da parte dell’Agenzia sanitaria regionale. Secondo D’Alfonso, il documento “non quadra, non risana, non rispetta i parametri” richiesti e finisce per riflettere, più in generale, una fase di difficoltà politico-amministrativa dell’intero sistema sanitario abruzzese.
Azienda Sanitaria Locale di Teramo
Agenzia Sanitaria Regionale dell'Abruzzo
L’esponente dem annuncia che leggerà con attenzione i verbali della Commissione e il testo dell’atto aziendale per approfondire le diverse posizioni emerse nel confronto.
IL NODO SANT’OMERO E LA MOBILITÀ PASSIVA
Uno dei punti più controversi riguarda la presunta riduzione della mobilità passiva – ovvero i pazienti che si curano fuori regione – che, secondo il manager Di Giosia, sarebbe stata abbattuta grazie al potenziamento dell’ospedale di Sant’Omero.
Ospedale Val Vibrata
La struttura, sostiene la direzione aziendale, avrebbe acquisito professionalità di alto livello tali da trasformarla in polo chirurgico di riferimento, al punto da richiedere il riconoscimento di Unità operativa complessa.
D’Alfonso però solleva dubbi: è realistico che un presidio di dimensioni contenute abbia generato un risparmio di 4 milioni di euro riducendo la mobilità passiva? E se l’effetto fosse davvero così rilevante, come mai – si chiede – il direttore dell’Agenzia sanitaria, Pierluigi Cosenza, non ne avrebbe colto la portata?
UNA FRATTURA ISTITUZIONALE
Il deputato parla apertamente di una “dicotomia insanabile” tra i piani aziendali delle Asl abruzzesi – in particolare Teramo e Pescara – e le risultanze dell’Agenzia sanitaria, cui spetta il controllo e la verifica degli atti.
Azienda Sanitaria Locale di Pescara
Secondo D’Alfonso, la Regione dovrebbe affrontare nel merito le criticità emerse, anziché limitarsi a sostituire dirigenti e responsabili nei dipartimenti. Il riferimento è al clima di tensione che, a suo dire, si respirerebbe ai vertici della sanità regionale, appesantita da un disavanzo di circa 130 milioni di euro.
HUB E OSPEDALI DI PROVINCIA
Nella nota, il parlamentare allarga lo sguardo all’organizzazione complessiva della rete ospedaliera. Se il modello Sant’Omero fosse realmente efficace, perché – domanda – non replicarlo altrove?
Attualmente, osserva, la chirurgia complessa resta concentrata sugli ospedali hub come Pescara e Chieti, mentre i presìdi di provincia, come Penne o Popoli, vedono ridimensionate le proprie sale operatorie, spesso limitate a interventi in day surgery o day hospital in assenza della rianimazione.
LE DOMANDE ALLA REGIONE
Al di là delle polemiche, D’Alfonso chiede risposte puntuali. Dopo il parere negativo espresso dall’Agenzia sanitaria, quali iniziative intende adottare il manager Di Giosia? Presenterà un nuovo atto aziendale conforme ai parametri richiesti oppure cercherà una sponda politica per sostenere l’impianto attuale?
La Commissione Vigilanza, conclude, rappresenta oggi l’unico luogo di confronto strutturato tra manager aziendali e vertici del Dipartimento Sanità. Non esclude, infine, di portare la questione all’attenzione del Governo qualora dalle verifiche emergessero ulteriori criticità.
Uno scontro che va oltre il caso teramano e che riapre il dibattito sulla governance, la sostenibilità economica e il futuro della sanità abruzzese.

