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DIGIOSIABELLA2Il tentativo di accorciare i tempi delle prestazioni sanitarie si scontra con un dato inatteso: la maggioranza degli utenti contattati dalla Asl di Teramo ha scelto di non anticipare l’appuntamento, pur avendo una prenotazione oltre i limiti fissati dalla normativa. È quanto emerge dal primo bilancio del Programma operativo di recupero delle liste d’attesa, attivato dall’azienda sanitaria con uno stanziamento di circa 700mila euro. L’iniziativa, avviata il 23 marzo, punta a ridurre i ritardi attraverso prestazioni aggiuntive dedicate ad alcuni esami e visite particolarmente richiesti: gastroscopia, colonscopia, visita dermatologica, visita oculistica, ecocolordoppler dei tronchi sovraortici e degli arti inferiori, visita endocrinologica con ecografia tiroidea, Tac del torace, ecografia dell’addome completo e visita fisiatrica. L’obiettivo era semplice: contattare i cittadini con prenotazioni molto lontane nel tempo e proporre loro una data anticipata. Tra il 23 marzo e il 13 aprile gli uffici aziendali hanno effettuato 4.530 chiamate. Di queste, 1.006 non hanno avuto risposta, mentre 3.524 sono andate a buon fine. Tra gli utenti raggiunti, solo 1.238 hanno accettato l’anticipo della prestazione, pari al 35,13%, mentre 2.286, cioè il 64,87%, hanno rinunciato.

In alcune branche il rifiuto è stato particolarmente marcato. La rinuncia all’anticipo ha riguardato il 95% delle gastroscopie, circa il 91% delle colonscopie, il 79% delle visite dermatologiche e il 78% di quelle oculistiche. Più contenuta, ma comunque significativa, la quota di chi ha detto no per gli ecocolordoppler di carotidi e arti inferiori, dove il dato si attesta intorno al 42%. La Asl ha anche esaminato le motivazioni delle rinunce, raccolte dagli uffici recall, nel tentativo di comprendere meglio la distanza tra il numero delle prenotazioni e il reale fabbisogno sanitario. Per il direttore generale Maurizio Di Giosia, i numeri offrono una chiave di lettura precisa. «La gran parte dei cittadini non ha accettato di anticipare l’appuntamento. Ciò dimostra che molte richieste sono inappropriate in termini di classe di priorità e che, nella realtà, i bisogni di salute reali sono notevolmente inferiori alle prenotazioni in accesso nei Cup. Per alcune prestazioni, il tasso di rifiuto supera il 70%, a riprova che tali prescrizioni non rispondono ad esigenze tempo o vita dipendenti», afferma. Nonostante questo scenario, la Asl annuncia di voler rafforzare ulteriormente l’offerta ambulatoriale. «Siamo consapevoli che, in mezzo a tante inappropriatezze, vi sono anche situazioni di reale bisogno e necessità», aggiunge Di Giosia, spiegando che l’azienda porterà ai tavoli regionali e nazionali la richiesta di una riforma normativa sul governo della domanda. Secondo il manager, senza un intervento strutturale sull’appropriatezza prescrittiva, ogni sforzo organizzativo rischia di restare insufficiente. Accanto al potenziamento delle prestazioni, conclude, serviranno strumenti più efficaci di presa in carico e percorsi diagnostico-terapeutici meglio definiti.