×

Avviso

Non ci sono cétégorie

Schermata_2026-01-21_alle_09.36.03.png
Prima lo sfratto dal Delfico. Poi il trasloco “di fortuna” al Comi. Ora pure l’ultima umiliazione: fare danza senza spazi per la danza. È il cortocircuito che manda su tutte le furie famiglie e studenti del Liceo Coreutico di Teramo, che dopo settimane di disagi vedono materializzarsi un paradosso irritante. La situazione, secondo i genitori, è semplice: cinque classi, tre indirizzi, attività coreutiche in calendario e un fabbisogno chiaro, elementare: servono almeno due aule danza. Non una stanza adattata, non un’aula alla meglio. Due sale idonee, con pavimentazione adatta e condizioni minime di sicurezza. E invece? Invece si balla sul nulla. O meglio: si improvvisa, come se la danza fosse un hobby qualsiasi e non una disciplina scolastica con parametri, regole e rischi fisici concreti. Ieri il confronto delle famiglie con il consigliere provinciale Flavio Bartolini, e per i genitori è stato un’altra doccia fredda: nessuna risposta concreta. Anzi: la palla rimandata ai tecnici, persino sulle tempistiche. Un copione già visto: quando il problema scotta, la politica si “raffredda” con parole generiche, rinvii e rimpalli. E nel frattempo, chi paga è sempre lo stesso: gli studenti. Stavolta però l’aria è diversa. Perché le famiglie hanno alzato la posta e parlano apertamente di una mossa clamorosa: richiedere il nullaosta in massa per portare gli studenti al Liceo Coreutico di Pescara. Una fuga annunciata, figlia della frustrazione: non solo per lo sfratto e il trasferimento, ma per la sensazione — sempre più netta — che il coreutico a Teramo sia trattato come una presenza ingombrante, da sistemare dove capita. E a quel punto sarebbe una sconfitta doppia: per la scuola e per la città, che perderebbe un presidio culturale e formativo costruito in anni. Intanto sul tavolo arriva la richiesta più pesante: un’ispezione ministeriale. Non un gesto simbolico: un atto politico e amministrativo per capire se le condizioni offerte siano compatibili con un indirizzo di studio che fa del movimento, della pratica e della sicurezza il proprio cuore. Il messaggio è chiaro: non basta dire “stiamo cercando soluzioni”. Bisogna dimostrarle. Bartolini avrebbe invitato a “trovare sale per la danza”. Ma i genitori ribaltano la domanda: sale dove? con quali requisiti? E soprattutto: chi si assume la responsabilità se gli studenti fanno pratica in spazi non idonei?Le famiglie chiedono un’alternativa vera: se non ci sono aule adatte, allora trasporto garantito verso strutture private, con spazi certificabili e organizzazione stabile. Perché non si può continuare a inseguire l’emergenza con soluzioni tampone. Il punto, alla fine, è politico e culturale: il liceo coreutico non è un riempitivo, non è un indirizzo di serie B, non è una succursale da parcheggiare. Le famiglie, oggi, non chiedono miracoli. Chiedono rispetto. E lo dicono senza giri di parole: o arrivano risposte vere — con date e spazi — oppure saranno loro a dare una risposta. E potrebbe essere quella che fa più male: andarsene.

Foto elaborazione AI - certastampa digital