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Se la giudicassimo dai musi lunghi, la gianguideria regnante in questi giorni sembrerebbe la scuderia del reggimento dei Lancieri di Montebello, ma alla fine dell’800, quando i cavalli erano più di tremila.
Musi lunghissimi, che incrociano altri musi lunghissimi, silenzi imbarazzati (anche sulla chat della maggioranza) ed esternazioni imbarazzanti (ovunque, tranne che sulla chat della maggioranza), in un gioco di rancori incrociati, di ambizioni smorzate, di pretese smontate e di rimpasti rinviati.

Da quando il nostro articolo, QUESTO, ha scoperto il vaso di Pandora della costruzione a tre della nuova Giunta, disvelando le trame, ignote ai più, di un incastro che avrebbe mandato a casa Ilaria De Sanctis e Valdo Di Bonaventura, promuovendo al seggio assessorile Marco Di Marcantonio al posto del regionalizzato Cavallari, Graziella Cordone al posto di Valdo, chiudendo il discorso delle quote rosa e consentendo di sostituire la De Sanctis con Andrea Core, è successo di tutto.

Cioè, il gioco è saltato.

Il nucleo antico di Insieme Possiamo s’è rivoltato contro il capogruppo Core, accusato di aver lavorato pro domo sua, tanto che lo stesso Core s’è dimesso da capogruppo due ore dopo il nostro articolo e per domani ha convocato una conferenza stampa “…al fine di fornire aggiornamenti in merito alla posizione del consigliere comunale Andrea Core”.

Core amaro.

Appare fin troppo evidente che, se il capogruppo di quella che è la maggioranza della maggioranza si dimette due ore dopo quel mio articolo e poi, nove giorni dopo, convoca una conferenza stampa per parlare della sua “posizione”, non è certo per annunciare un trionfale rientro da capogruppo, ma per prendere ulteriori distanze da quei Podemos che da dieci giorni non gli risparmiano astio.
Ma il problema non è quell’astio, Core è politico di impostazione ruvida, non teme lo scontro, anzi: lo cerca.
Il problema è un altro. 

Il problema è che sua Gianguidità, che invece è politico di impostazione morbida e non cerca lo scontro, ma predilige la democristianeria del compromesso, ha deciso di non rimpastare.
Ai gruppi della sua maggioranza, infatti, avrebbe comunicato che di rimpasto si parlerà sì, ma solo a fine anno… forse, o magari all’inizio del 2025 e che adesso, anzi: per adesso, si limiterà a sostituire Cavallari con la nomina di Marco Di Marcantonio, sulle deleghe del quale però pesa un’incognita, ma di questo parleremo al momento giusto, perché i musi lunghi della scuderia si potrebbero allungare molto di più. E il cavallo deluso, si sa, scalcia…

Torniamo dint’ ’o Core.

Il mancato rimpasto gianguidesco, non nega solo l’assessorato ad Andrea Core, ma innesca una serie di reazioni a catena, che scateneranno altre reazioni a catena.

La prima, se avrà le “palle” per mantenere le promesse fatte al suo gruppo, sarà quella di Cavallari, che pretendeva e pretende di mantenere il secondo assessorato della sua Bella Teramo e che, se andrà al PD, passerà all’appoggio esterno alla maggioranza, ritirando l’assessora Ferri, che però - è una mia profonda convinzione - non ha alcuna intenzione di farsi ritirare e non dovrà neanche scegliere tra Cavallari e il Sindaco… perché ha già scelto.
 Intanto, raccontano di grida cavallaresche nella stanza del Sindaco.
La seconda sarà quella di Camillo D’Angelo, che vedrà sfumare il suo secondo assessorato (che ritiene di essersi meritato, visti i già raccontati appoggi multiformi alla gianguideria) e che per questo potrebbe raffreddarsi e mettere qualche paletto tra Provincia e Comune, rinviando magari quella conquista del BIM o quell’assalto al Ruzzo che sono, e restano, i sogni impossibili di D’Alberto. Qualcuno sostiene - ma si tratta delle immancabili malelingue - che il mancato rimpasto potrebbe far saltare addirittura la nomina di una dirigente in Provincia, ma si tratta sicuramente di fantapolitica, anche se - come dicono i miei amici a Cuba: “Cuando el río suena, piedras trae”…cioè “non tutte le voci sono false, alcune nascondono un po’ di verità”, io a questa voce non credo.

La terza reazione a catena toccherà proprio Insieme Possiamo, che dopo aver perso il capogruppo e, probabilmente, un consigliere (visto che Core domani potrebbe lasciare), vivrà una inevitabile crisi di identità: senza un leader vero, con tre assessori sì, ma due dei quali ritenuti “oriundi” e quindi non amati, col terzo assessore, Filipponi, che studia da Sindaco ma sul quale il Sindaco attuale comincia ad esprimere perplessità tipo «…Antonio è molto cambiato…» e con lo stesso Primo Cittadino, che in quella lista ha trovato la forza per l’elezione e per la rielezione, che si prepara al saluto, per rientrare nel PD, l’unico partito che potrà sostenerne le ambizioni politiche future.

Intanto… dalle elezioni regionali in poi, di fatto l’attività della Giunta s’è incartata su questo rimpasto promesso, rivisto, ripensato, rinviato, rimandato, mentre anche la città s’incarta, avvolta nelle spire di un immobilismo che s’avvia a diventare paralisi.

Ma adesso, è il caso Core il grande problema da risolvere.

Del resto, si sa:

“O core 

'O core nisciuno 'o cummanna 

Ha da fà chell che vo' 

e si 'a ciorta 'o cundanna

chiangne, soffre
e s'arrepiglia comme po'.”




Addà passà ‘a nuttata

ADAMO