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«Non me lo compra, questa pezza di merda… dice che mi devo tenere il dodici… ma ti rendi conto? Mi vergogno anche a tirarlo fuori». Avrà poco più di vent’anni, l’accento ne tradisce l’origine pugliese, salentina probabilmente stando alla cadenza delle zeta, è di certo una fuorisede dell’Università di Teramo, perché sul tavolino del Des Artistes in piazza, sotto alla sigaretta elettronica, c’è un manuale di procedura civile. Al bar, in attesa del presidente di un ente, per un’intervista, non riusciamo a non ascoltarla. È nervosa, no di più: è incazzata nera, si sfoga con un’amica che declina i verbi con una cadenza che evoca le vicine Marche ascolane, e che infila ogni tanto qualche parola, ma solo di presenza, perché la ragazza pugliese è incontenibile, ce l’ha con sua madre: «Gliel’ho detto anche a Natale, non comprarmi cazzate… mi serve il diciassette, ma lei niente, due maglie e un pantalone… non capisce un cazzo».
Non ci vuole un traduttore per intuire che il tema della rabbia è lui, l’iphone ultimo modello, l’oggetto del desiderio, il telefonino che è ormai uno status symbol, perché non conta se e quanto funziona, né quanto sia potente o quanta memoria abbia… contano le telecamere sul retro, sono quelle che dettagliano il modello e, di conseguenza, quanto sei in tendenza.
La pugliese lo sa, tanto che ammette: «Ormai lo uso sempre con gli auricolari, così lo lascio in borsa… sennò faccio la figura della pellegrina».
Ed è questo punto che l’atmosfera dello sfogo, eccessivo forse ma molto contemporaneo, cambia completamente, perché l’amica marchigiana, che fino a a quel momento aveva solo accennato qualche mezza risposta, si prende la scena: «Sbagli ad incazzarti, non serve, se fai muro contro muro non te lo compreranno mai, stai pure indietro con gli esami, la soluzione è che devi deprimerti». Già dalla premessa, si intuisce il contorno preoccupante del “consiglio”, ma il passo successivo apre le porte allo sconcerto: «Tu quando ti chiama, comincia a dire che ti senti stanca e che ti fa spesso male la testa, poi dopo una settimanella dici che non stai andando a mensa perché non ti va, che a lezione non riesci a seguire, poi un’altra settimana e dici che ti viene da piangere all’improvviso e quando ti metti a studiare non ti concentri, poi per una settimana dici che va tutto bene e un giorno, all’improvviso, la chiami e dici che in piena notte, disperata, ti sei ritrovata davanti ad una finestra aperta e non dici altro».
L’amica pugliese ride, il piano le piace, ma prevede la reazione: «Così mi vengono a prendere e mi portano giù», ma l’altra ha la risposta pronta: «Certo, ti fai due settimane a casa, fai vedere che ti riprendi e quando torni mi fai una foto col 17… vedrai che te lo comprano pure “max”, fidati».
«Amica, sei un mito, però mi devi aiutare a farlo» commenta la pugliese, e adesso ridono tutte e due, senza il benché minimo accenno di incertezza, senza un velo di dubbio, senza valutare quanto immenso possa essere il carico di preoccupazione da scaricare su una famiglia che, all’improvviso, dovrà fare i conti con lo stato d’animo di una figlia che dice di essersi ritrovata “davanti ad una finestra aperta”.
Solo per un iphone 17. 
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