
SECONDA PARTE - per leggere la prima parte cliccare QUI)
I media occidentali, però, non sembrano farci caso più di tanto, neppure quelli che, prima del conflitto, avevano dedicato pagine di approfondimento al pericolo rappresentato dalle formazioni neonaziste in seno all'Europa, in primis lo stesso battaglione Azov. Fan di Adolf Hitler inneggianti al nazionalismo e all'antisemitismo, addestrati e organizzati in un gruppo paramilitare che – ciò che più destava preoccupazione negli anni della guerra civile – aveva reclutato uomini provenienti da tutta Europa, per essere poi inglobato dalla Guardia nazionale ucraina.
Esaltatore del nazismo fin dalla simbologia, il battaglione aveva preoccupato a tal punto gli americani, dopo essere divenuto un punto di riferimento per l'estremismo di destra dell'intero continente, che secondo una inchiesta de L'Espresso del 2021 prima della guerra ben 40 membri del Congresso avevano chiesto al Dipartimento di Stato americano d'inserirlo fra le più pericolose organizzazioni terroristiche internazionali.
La storia viene quindi riscritta in primis da George Soros, che già nel 2014 parla del “miracolo” di uomini e donne inermi riversatisi sulle piazze di Maidan per liberarsi dall'oppressore, tacendo la presenza determinante dei gruppi nazionalisti, e poi dallo stesso Dipartimento americano, che improvvisamente non trova prova di violazioni di diritti umani commesse dal gruppo. Occorre ricordare che le atrocità compiute ai danni della popolazione civile del Donbas sono uno dei fattori determinanti che hanno innescato l'intervento militare russo. Ed è lecito ipotizzare che questo avrebbe avuto maggiori probabilità di concludersi nei primi mesi con i negoziati, se avessero trovato un fertile terreno diplomatico nei Paesi europei. Fra gli stretti collaboratori di Zelensky vi è stato invece chi ha dipinto una volontà chiara di bloccarne la prosecuzione. Secondo Ukrainska Pravda, infatti, in quel drammatico e teso periodo il primo ministro inglese Boris Johnson si sarebbe attivato a tal scopo, dicendo chiaramente che i negoziatori di Kiev non avrebbero dovuto firmare nulla con i russi, stando a quanto emerso da fonti governative ucraine. Un dato tanto più rilevante in quanto non proviene da giornali o da diplomatici vicini a Putin, bensì da una testata ucraina che cita uomini della cerchia ristretta di Volodymyr Zelensky.
L'atteggiamento dei Paesi europei non è però figlio dell'operazione militare russa: è precedente e si nota con chiarezza già alla fine del 2021, con il memorandum di pace proposto da Mosca il 15 dicembre, prima cioè dell'inizio del conflitto. Trattandosi di un punto vitale per la comprensione del conflitto russo-ucraino, sarà opportuno valutarlo con precisione. Di seguito i punti principali della bozza di trattato della Russia con gli USA:
Le parti non intraprenderanno azioni né parteciperanno a o supporteranno attività che mettano a repentaglio la sicurezza dell'altra parte
Le parti si assicureranno che tutte le organizzazioni internazionali, alleanze o coalizioni militari alle quali partecipa almeno una delle parti aderiscano ai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite.
Le parti non useranno i territori di altri Stati con il proposito di preparare o intraprendere un attacco armato contro l'altra parte o altre azioni che danneggino interessi fondamentali per la sicurezza dell'altra parte.
Gli USA s'impegneranno a prevenire l'ulteriore espansione verso est della NATO e negheranno l'adesione all'Alleanza agli Stati dell'ex URSS.
Le parti non dispiegheranno le loro forze armate né armamenti, anche nella cornice di organizzazioni internazionali, alleanze o coalizioni militari, in aree dove tale dispiego potrebbe essere percepito dall'altra parte come una minaccia alla sua sicurezza nazionale, con l'eccezione di tale dispiego all'interno dei territori nazionali delle parti.
Le parti si asterranno dal far volare bombardieri pesanti equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari, e dal dispiegare navi da guerra di superficie di qualsiasi tipo in aree al di fuori dello spazio aereo nazionale e delle acque territoriali nazionali, da cui possono attaccare obiettivi nei territori dell'altra parte.
Le parti non dispiegheranno missili terrestri a medio e corto raggio fuori dai territori nazionali o in aree da cui tali armi possono attaccare obiettivi nel territorio dell'altra parte.
Le parti stabiliranno linee telefoniche dirette per mantenere contatti di emergenza e scambiare informazioni su esercitazioni e manovre militari, e informeranno regolarmente l'un l'altra in merito alle attività militari, e si consulteranno sulle questioni di sicurezza.
Seguono ora i punti principali del trattato che la Russia propone alla NATO:
Le parti condurranno i loro rapporti secondo i principi della cooperazione e della sicurezza uguale e indivisibile. Non rafforzeranno la propria sicurezza individualmente, all'interno di organizzazioni, coalizioni o alleanze militari a spese della sicurezza dell'altra parte. Le parti risolveranno tutte le dispute internazionali nei loro rapporti reciproci con mezzi pacifici e si asterranno dall'uso o dalla minaccia della forza in qualsiasi modo incompatibile con i principi delle Nazioni Unite. Le parti non creeranno condizioni o situazioni che comportino o possano essere percepite come una minaccia alla sicurezza nazionale dell'altra parte. Le parti eserciteranno restrizioni nella pianificazione militare e concluderanno esercitazioni per ridurre i rischi di eventuali situazioni pericolose in accordo con i loro obblighi secondo la legge internazionale, inclusi quelli stabiliti in accordi intergovernativi sulla prevenzione di incidenti in mare fuori dalle acque territoriali e nello spazio aereo che le sovrasta, così come negli accordi intergovernativi sulla prevenzione di attività militari pericolose.
Al fine di rivolgere questioni e risolvere problemi, le parti useranno i meccanismi delle consultazioni bilaterali o multilaterali urgenti, incluso il Consiglio NATO-Russia. Le parti si scambieranno regolarmente e volontariamente valutazioni sulle minacce contemporanee e le sfide alla sicurezza, informeranno l'un l'altra circa esercitazioni e manovre militari, e le disposizioni principali delle loro dottrine militari. Tutti i meccanismi e gli strumenti esistenti per misure di rafforzamento della fiducia saranno usati allo scopo di assicurare trasparenza e prevedibilità delle attività militari. Saranno stabilite linee telefoniche dirette per mantenere contatti di emergenza tra le parti.
Le parti riaffermano che non si considerano a vicenda come avversarie. Le parti manterranno il dialogo e l'interazione sullo sviluppo di meccanismi per prevenire incidenti sopra e in alto mare (primariamente nelle regioni baltiche e del mar Nero
La Federazione Russa e tutte le parti che sono Stati membri della NATO dal 27 maggio 1997, rispettivamente, non impiegheranno forze militari né armi sul territorio di nessuno degli altri Stati in Europa in aggiunta alle forze che stazionano sul territorio dal 27 maggio 1997. Con il consenso di tutte le parti tale dispiego può aver luogo in casi eccezionali per eliminare una minaccia alla sicurezza di una o più parti.
Le parti non dispiegheranno missili di terra a medio e corto raggio in aree che gli consentano di raggiungere il territorio delle altre parti.
Tutti gli Stati membri della NATO s'impegnano ad astenersi da qualunque ulteriore allargamento della NATO, incluso l'accesso dell'Ucraina così come di altri Stati.
Le parti che sono Stati membri della NATO non condurranno alcuna attività militare sul territorio dell'Ucraina così come degli altri Stati nell'Europa dell'Est, nel Caucaso del Sud e nell'Asia Centrale Allo scopo di escludere incidenti la Federazione Russa e le parti che sono Stati membri della NATO non condurranno esercitazioni militari o altre attività militari sopra il livello della brigata in una zona di ampiezza e configurazione concordata su ciascun lato della linea di confine della Federazione Russa e degli Stati ad essa militarmente alleati, così come delle parti che sono Stati membri della NATO
Viene ribadito il ruolo primario delle Nazioni Unite sul mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, che il trattato in oggetto non mira in alcun modo a compromettere.
Queste le proposte di una nazione che la propaganda si ostina a dipingere tuttora come il nemico guidato dal folle invasore dalle imprevedibili mire espansionistiche, il nuovo Hitler. Con ogni probabilità, se fosse stato firmato questo trattato, non solo si sarebbe impedito un conflitto che si stima abbia già causato oltre un milione di vittime fra morti e feriti, ma tutti gli abitanti del pianeta vivrebbero in un mondo più sicuro e ogni nazione avrebbe condizioni migliori per garantire la pace, e la sicurezza nazionale, oltre alla crescita e al benessere economico che ne derivano.
Non passa molto dalla consegna del memorandum che Voice of America, il servizio radiotelevisivo ufficiale del governo degli Stati Uniti, bolla il trattato come un pretesto per invadere l'Ucraina: i russi vorrebbero sfruttare il fallimento dei negoziati come scusa per l'attacco militare. La risposta di Washington consiste quindi in una insistente propaganda finalizzata a creare e mantenere il panico per l'imminente invasione russa dell'Ucraina, presentando il trattato di pace come una sorta di bluff. Ovvero, l'esatto opposto della realtà, in quanto il memorandum russo impegna seriamente le parti in maniera equanime a creare le condizioni per una pace duratura. In altre parole, l'America si limita a ripetere ad nauseam i mantra già recitati dalla Clinton e dai suoi finanziatori.
L'essenziale sembra essere, infatti, proprio mantenere inalterata la propaganda mediatica, al punto che a marzo del 2022 Ursula von der Leyen annuncia la messa al bando da parte dell'UE dell'agenzia di stampa russa Sputnik e del canale Russia Today, tacciati di diffondere il pericoloso veleno della disinformazione e dunque meritevoli di essere censurati. La logica è questa: siccome queste testate diffondono le presunte falsità messe in circolo da un Paese autocratico, con un atto più che autocratico, anzi, squisitamente totalitario, l'UE censura la stampa a imitazione di quei regimi che selezionano le informazioni provenienti dall'estero e i canali che le trasmettono, bandendo quelli che mettono in discussione la narrazione che gli è funzionale.
Una narrazione, quella dei media occidentali, che sembra avere la costante tendenza ad omettere dati fondamentali o a liquidarli come propaganda del Cremlino, uno fra tutti la promessa della NATO, dopo il crollo del muro di Berlino, di non espandersi ad Est. Un'inchiesta dettagliata di Der Spiegel del 2022 ha messo in luce gli elementi su cui si fonda questa percezione di “tradimento” da parte della Russia, e come non si possa certamente derubricare a vuote chiacchiere con cui Vladimir Putin infarcisce i propri discorsi. Il settimanale tedesco ha ricostruito attentamente il complesso scenario in cui matura tale convinzione e tutto si può dire fuorché che sia campata in aria.
Resta il fatto che a partire dagli anni Novanta la NATO si è ampliata da 16 a 30 Paesi membri, circondando la Russia con l'ingresso di Stati che vanno da quelli che erano parte dell'ex URSS a quelli che erano compresi dal Patto di Varsavia, passando per i territori della ex Jugoslavia. In questo quadro le mire della NATO, che da tempo punta a includere altre nazioni ancora fra cui l'Ucraina, nella prospettiva russa sono semplicemente inaccettabili. Perché qui non si sta parlando di un ente sovranazionale per la tutela del patrimonio artistico-culturale, ma di un'alleanza militare nata nel contesto della guerra fredda in chiave antisovietica, che è intervenuta militarmente in zone tutt'altro che distanti dalla Federazione Russa, lanciando bombe e missili in territori come quello bosniaco e afghano. Non è superfluo ricordare che dei 27 Stati membri dell'UE 21 sono membri anche della NATO da prima del conflitto (altri due, Finlandia e Svezia, sono entrati a farne parte rispettivamente nel 2023 e nel 2024).
A scanso di equivoci, a febbraio del 2022 il segretario della NATO Stoltenberg sosteneva che “l'allargamento della NATO negli ultimi decenni è stato un grande successo” e, a proposito delle tre candidate all'ingresso nell'Alleanza atlantica – Bosnia-Erzegovina, Georgia e la stessa Ucraina –, Stoltenberg diceva senza mezzi termini che se l'obiettivo del Cremlino era quello di aver meno NATO ai propri confini avrebbe ottenuto solo più NATO. E già allora il premier Mario Draghi avvertiva che avremmo dovuto aumentare le spese per la difesa, spendendo molto più di quanto non avessimo speso fino a quel momento. Ricordiamo che queste dichiarazioni vengono rilasciate a due anni dal lockdown del 2020, con una economia europea tutt'altro che in ripresa dopo le chiusure. Ma è evidente che il “successo” dell'allargamento NATO ha un prezzo, e che devono sostenerlo i cittadini europei, almeno secondo Draghi.
Anche qui, si tratta di decisioni già prese prima dello scoppiare del conflitto, e lo dimostra la risoluzione che il Parlamento europeo adotta il 16 dicembre, ovvero il giorno dopo l'invio del trattato di pace russo. Nel richiedere subito robuste misure contro la Russia, l'Europa non manca d'invocare immediate sanzioni che comportino il congelamento dei beni materiali e finanziari nell'UE, divieti di viaggio e, soprattutto, l'esclusione della Russia dal sistema di pagamento SWIFT, affinché “estromettendo così le società russe dal mercato finanziario internazionale e vietando l'acquisto di debito sovrano russo sui mercati primari e secondari, colpiscano importanti settori dell'economia russa e interrompano il finanziamento dei servizi d'intelligence e dell'esercito”.
Tali proposte, che sembrano non tenere minimamente conto di quelle contenute nel memorandum russo, presentano un dettaglio che non tutti avranno colto, perché non tutti sanno in che cosa consiste il sistema SWIFT e cosa comporta l'esclusione. Per dirlo in parole semplici, SWIFT è il sistema predominante per le transazioni internazionali. Se una nazione viene esclusa dal sistema SWIFT, si ritrova in una condizione di forte isolamento economico.
Un dettaglio utile a decifrare un quadro che vede apertamente l'UE e la NATO già determinate, ancor prima dell'inizio del conflitto, a rispondere alle proposte di pace della Russia con un micidiale attacco economico. L'intera questione ucraina scorre su un filo che ricorda quello caratteristico della tragedia greca, un incombente senso di fatalità che trasmette la costante, sgradevole sensazione che tutto fosse stato già deciso. Ma se i capolavori del teatro classico chiamavano in causa un misterioso principio cosmico, nel caso dell'Ucraina emerge chiaramente come vi fossero elevati interessi in gioco per soggetti economici e finanziari che hanno investito abbondantemente nella regione e hanno avuto un ruolo primario nello scatenarsi e dipanarsi degli eventi.
Inutile, allora, domandarsi perché il presidente Zelensky abbia tenuto a specificare, il mese scorso, di aver incontrato l'a.d. di BlackRock Larry Fink per la ricostruzione, nel corso della presentazione d'un piano di pace in cui gli investimenti americani e il Fondo per lo sviluppo guidato dal colosso statunitense spiccano come uno dei punti e delle condizioni fondamentali per giungere a una soluzione del conflitto ancora in corso.
E' evidente pertanto che gli interessi e il ruolo della finanza e delle compagnie energetiche nel conflitto in Ucraina sono stati qualcosa in più che attori nel dramma di questa ferita aperta nel corpo del continente europeo che ancora sanguina: sono stati sin dall'inizio in cabina di regia. Esattamente come avviene ora, per ammissione dello stesso presidente USA, nella vicenda venezuelana.
E quel senso d'ineluttabilità che coglie chi assiste impotente alla tragedia non può non spingere l'infelice spettatore a porsi una domanda inquietante: ma chi sta dirigendo il mio dramma, quello in cui mi trovo io, nel mio Paese, sul mio territorio nazionale? Queste forze così potenti da determinare il corso degli eventi decidono in realtà anche della mia vita?
Se la domanda concerne il fato, non spetta a chi scrive trovare una risposta. Se invece si riferisce più pragmaticamente ai soggetti economico-finanziari di cui sopra, basta guardare alla rapidità con cui, avanzando sul tappeto rosso steso dal governo Meloni, BlackRock sta investendo in Italia...
(2 - fine)
Vincenzo di Nanna

