«La vita è solo quando la si racconta», diceva James Brewer, e per Domenico Nardini questo racconto ha preso la forma di oltre ventimila scatti: un immenso archivio in bianco e nero che oggi rappresenta la memoria collettiva di una città e del suo territorio. Definito "foto-corrispondente" sul suo biglietto da visita, "don Domenico" andava ben oltre la professione. In sella alla sua inseparabile bicicletta, con il soffietto e le lastre prima, e la Rolleiflex poi, attraversò Teramo per oltre sessant'anni, catturando la realtà in movimento proprio quando la fotografia era ancora sinonimo di pose statiche e inamidate. In questo video-omaggio di Verde TV del 1991, curato da Clem Cimini per la sua trasmisisone “Era Teramo”, riemergevano i tratti distintivi di un uomo mite e anticonformista. La sua era una passione quasi "nevrotica" nel voler immortalare ogni assembramento, ogni fiera, ogni mutamento urbanistico, quasi intuisse il valore che quelle immagini avrebbero avuto per le generazioni future. Nardini non amava gli studi fotografici chiusi; preferiva le strade, i volti contadini, le demolizioni e le ricostruzioni, fermando la vita di un secondo per raccontare tutti i secondi di una vita. Indimenticabile il suo invito rivolto ai soggetti in posa: «Ridete, ridete, come se fosse finita la guerra!», un modo per strappare un'autenticità che solo un occhio innamorato della propria terra poteva cogliere. Dalla camera oscura allestita nel fondaco di via Pannella fino ai laboratori dell'ospedale, le sue foto hanno asciugato storie di un "mondo pulito e buono", consegnandoci un'eredità che, a distanza di anni dalla sua scomparsa a 84 anni, continua a parlarci con straordinaria modernità. Quello di Clem Cimini e di Verde TV fu nel 1991 un tributo doveroso a un pioniere che, pur rifiutando ogni pretesa di saggezza e accogliendo con umiltà persino le onorificenze, seppe essere il più attento custode dell'identità teramana.
ELSO SIMONE SERPENTINI


