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Screenshot_2025-03-24_alle_18.28.14.pngC'è una rara tipologia di esplosioni
stellari all'origine di quattro enigmatici segnali luminosi
osservati nel cielo: chiamate 'supernovae a cattura
elettronica', sono fenomeni previsti dalla teoria ma che finora
è stato difficile individuare, e che rappresenterebbero l'anello
di congiunzione tra le classiche supernovae, molto più
energetiche, e le stelle di massa inferiore che invece si
spengono lentamente come nane bianche. Lo affermano due studi
internazionali pubblicati sulla rivista Astronomy & Astrophysics
e guidati dall'Italia con l'Istituto Nazionale di Astrofisica.
Il cielo si accende e si spegne continuamente, in ogni
direzione, con segnali che possono durare da pochi millesimi di
secondo fino a settimane, mesi o anni prima di non essere più
rilevabili. I ricercatori guidati da Giorgio Valerin dell'Inaf
di Padova hanno monitorato l'evoluzione di quattro di questi
segnali, raccogliendo dati per anni attraverso telescopi sparsi
in tutto il mondo e in orbita. "L'analisi delle immagini e degli
spettri raccolti durante queste campagne osservative ci ha
consentito di monitorare l'evoluzione nel tempo dei nostri
target - dice Valerin - ottenendo informazioni come la
luminosità, la temperatura, la composizione chimica e le
velocità del gas".
Il fatto che l'intensità dei segnali luminosi è diminuita col
passare del tempo ha costituito l'indizio fondamentale: si
tratterebbe di stelle circondate da uno spesso strato di gas e
polvere, che con l'esplosione viene improvvisamente scaldato a
temperature oltre i 5.700 gradi e che viene accelerato fino a
700 chilometri al secondo. "Questa velocità è decisamente
inferiore a quella di una supernova in esplosione - aggiunge
Leonardo Tartaglia dell'Inaf di Teramo, co-autore dei due studi
- che raggiunge spesso anche i 10mila chilometri al secondo. In
questo caso, riteniamo che l'esplosione sia stata parzialmente
soffocata dalla densa coltre di gas e polvere, che si scalda
come conseguenza del violento urto".