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I dazi imposti dagli Stati Uniti
faranno lievitare il costo dei prodotti sullo scaffale,
spingendo il consumatore verso prodotti locali o meno cari:
potrebbe essere questo uno dei rischi per le produzioni
alimentari italiane provocati dalle politiche protezionistiche
introdotte dal presidente Trump. A sostenerlo è il presidente di
Rustichella d'Abruzzo, Gianluigi Peduzzi.
L'azienda che produce pasta artigianale dal 1924 lavora con
70 paesi nel mondo e l'export rappresenta circa l'85% del suo
fatturato: la prima spedizione di prodotti negli Usa risale al
1981; quello americano è attualmente il più grande mercato di
riferimento per l'azienda e incide per il 30% del fatturato.
"La preoccupazione che l'America abbia messo dei dazi -
spiega Peduzzi all'ANSA - è mondiale, perché questa situazione
può rallentare non solo la crescita degli Stati Uniti, ma una
crescita generalizzata mondiale che è già debole; il risultato
di questa misura può portare verso la stagflazione. Se il
consumatore americano non compra o compra di meno, questa
diminuzione di produzione avviene non solo in Italia, ma anche a
livello mondiale, quindi per ogni paese ci sarà una
sovraproduzione e le aziende che hanno fatto investimenti come
noi in relazione a dei fatturati o dei piani di sviluppo di
fronte a vendite inferiori, dovranno rivedere i loro piani.
Probabilmente ci sarà un fermo degli ordinativi per i prossimi
mesi: il nostri distributori americani si metteranno un attimo
alla finestra a vedere che cosa può succedere o qual è l'impatto
che possono avere i dazi sul mercato".
Secondo Peduzzi bisogna aspettare e vedere cosa accadrà nelle
prossime settimane "se ci saranno degli accordi extra dazi
oppure se le istituzioni interverranno cercando di calmierare il
dazio".
"Di fatto - aggiunge Peduzzi - la pasta già paga un dazio del
7% circa che si andrà a sommare al 20% imposto da Trump. Già il
fatto di vedere dimezzato un dazio potrebbe essere considerato
un successo. Il 10% può essere anche gestibile con una serie di
operazioni, rinunciando agli investimenti pubblicitari o altro e
quindi cercando di mantenere la presenza sullo scaffale, ma quel
che preoccupa che non essendo vicini - come ad esempio accade
per la Germania dove il trasporto lo puoi anche gestire
dall'oggi al domani - per mandare i prodotti negli Stati Uniti
abbiamo sempre dei tempi di trasporto di 40-60 giorni. Quindi è
probabile che nel mese di aprile il distributore ci dica che non
ordina perché vuole capire come andrà a finire. Nel caso di una
diminuzione delle esportazioni negli USA saremo costretti a
rivedere i piani di produzione nell'immediato e spostare gli
investimenti di promozione verso aree come il Sud America ed il
Sud Est Asiatico".
Il presidente Peduzzi ricorda poi che da alcuni anni
l'azienda è abituata a fare i conti con gli imprevisti. "Il
Covid, l'aumento dell'energia e il rincaro delle materie prime -
sottolinea - sono situazioni che abbiamo affrontato con
determinazione portando a casa sempre risultati positivi. Anche
in questa situazione risponderemo con azioni condivise con i
nostri clienti americani per garantire la presenza sul mercato
di Rustichella d'Abruzzo. Siamo fiduciosi che la qualità della
nostra pasta anche leggermente più costosa continuerà ad essere
apprezzata".