Leggo con un po’ di sorpresa alcune considerazioni sulla parrocchia di Colleparco (qui l'articolo). Scrivo anche da parrocchiano di quella comunità. Il nostro parroco non è certamente un sacerdote accomodante. Le sue omelie sono forti, esigenti, a volte anche scomode. Ma non sono ipocrite. Ricordare che la fede non si esaurisce nella Messa della domenica o nella giacca elegante a Natale non significa attaccare qualcuno: significa prendere sul serio il Vangelo. E il Vangelo, si sa, non è un manuale per stare tranquilli, ma un invito continuo a migliorarsi. È naturale che certe parole possano far riflettere, a volte anche un po’ pungere. Ma interrogarsi è parte del cammino cristiano. E se pensiamo che basti un pellegrinaggio a Medjugorje per sentirci già a posto con la coscienza, forse stiamo rendendo la fede un po’ troppo semplice. La fede è qualcosa di più profondo, quotidiano, concreto. Un parroco che richiama alla coerenza non divide, ma educa. E una comunità matura non cerca applausi, ma crescita
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