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Screenshot_2026-03-10_alle_03.45.49.pngÈ la famiglia di un conosciutissimo avvocato teramano, A.S. (non riveliamo le generalità complete per la tutela dei minori) quella diventata vittima della rapina di Colonnella, costretta a vivere momenti di grande spavento. Tutto è successo alle 23, quando il figlio più piccolo ha sentito davanti casa rumori del motore di una macchina e a quel punto, pensando che fosse il fratello che tornava, ha aperto la porta e si è ritrovato davanti quattro persone col passamontagna.
«Ha cominciato a spingere la porta per chiuderla, ma loro sono riusciti ad entrare - raccontano i familiari dell’avvocato - a quel punto è scappato verso le camere, cercando il padre, mentre la mamma, che stava sul divano a guardare la tv, quando ha sentito i rumori, ma senza grida o altro, ha pensato che fossero arrivati gli amici del figlio…»
Poi, le urla.
«Ho sentito gridare “il ginocchio, il ginocchio”… mio figlio si è operato venti giorni fa - racconta proprio la madre - pensavo che stesse scherzando con gli amici, ma quando ho sentito urlare mio marito, ho capito che non era un gioco…»
“Lasciatelo, è un bambino” grida infatti l’avvocato, mentre due dei rapinatori tengono il ragazzo immobilizzato sotto la minaccia di un coltello e con un ginocchio sulla schiena. È l’inizio dell’incubo: gli altri due si avventano contro l’avvocato, lo prendono per il collo, vogliono la cassaforte, ma in casa non c’è una cassaforte, allora chiedono soldi, gioielli… intanto la madre, che aveva cominciato a gridare “aiuto, aiuto”, sperando che i vicini la sentissero, è stata immobilizzata con la minaccia di una pistola alla tempia. La tensione in casa cresce, i rapinatori, che parlano italiano con una marcata cadenza dell’Est, vogliono denaro, oro, argento… sono nervosi, ma svelano un frammento di residua umanità, quando sembrano preoccuparsi dello stato di salute della moglie dell’avvocato, che stava avendo come un mancamento, così come quando hanno tranquillizzato il figlio, preoccupato che potessero fare dal male al cane, che stava abbaiando a più non posso, ma sono solo attimi in una serata di violenza. Continuano a chiedere denaro e gioielli, l’avvocato gli spiega nuovamente che in casa non c’è una cassaforte e che di contante c’è solo quello nei portafogli dei familiari, in tutto quattrocento euro. È a quel punto che decidono di prendere tutto quello che possono, a cominciare dall’argenteria di famiglia e altri oggetti preziosi. Prendono tutto, poi finalmente se ne vanno, salendo sull’auto guidata dal quinto complice che li sta aspettando in strada.
«Due settimane fa noi avevamo subito un tentativo di furto - racconta la famiglia dell’avvocato - tre perone incappucciate stavano cercando di rompere la porta col piede di porco, ma gli è caduto, con un rumore che ha richiamato l’attenzione di nostro figlio, solo in casa in quel momento, che si è affacciato dal piano di sopra e ha cominciato a urlare, facendoli scappare… nessuno avrebbe potuto immaginare che poi avremmo subito una rapina così…»

Foto: elaborazione AI