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referendum costituzionaleIl voto evidenzia un quadro netto: il “No” supera il “Sì” tra i votanti, mentre resta elevata anche la quota di astensione. A livello complessivo, il 53,7% degli elettori che si sono recati alle urne ha scelto il “No”, contro il 46,3% favorevole, con un’astensione che si attesta al 41,8%. Analizzando i dati per genere, emerge una maggiore propensione maschile verso il “Sì” (48,5%) rispetto alle donne (44,1%), tra le quali il “No” raggiunge il 55,9%. Anche la partecipazione risulta leggermente più bassa tra l’elettorato femminile. Il fattore anagrafico mostra differenze significative. Il “Sì” prevale solo nella fascia tra i 50 e i 64 anni (53,3%), mentre tra i più giovani (18-34 anni) e tra gli over 65 domina il “No”. In particolare, tra i 35-49 anni il rifiuto raggiunge il 57,6%, uno dei valori più alti registrati. Guardando alle generazioni, la Gen Z è quella più contraria, con il 58,5% di “No”, mentre tra i Millennials (Gen Y) e la Gen X il divario resta comunque a favore del rifiuto, seppur più contenuto. Anche tra i cosiddetti “boomer” e anziani il “No” supera il 50%. Il livello di istruzione rappresenta uno degli elementi più marcati: tra i laureati il “No” tocca il 67,9%, evidenziando una netta prevalenza, mentre tra chi possiede un titolo di studio più basso il quadro si ribalta, con il “Sì” che supera leggermente il “No” (51,4% contro 48,6%). Infine, la condizione economica conferma un trend chiaro: nelle fasce più agiate il “No” è nettamente prevalente (59,9%), mentre tra i redditi più bassi resta comunque maggioritario, ma accompagnato da un tasso di astensione molto elevato, che supera il 50%. Nel complesso, i dati delineano un voto frammentato, in cui il rifiuto prevale in quasi tutte le categorie, accompagnato da una partecipazione non uniforme che incide in modo significativo sull’esito finale.