Alla cortese attenzione della redazione, scrivo come cittadina di Silvi Paese e come titolare di una piccola attività che vive ogni giorno, sulla propria pelle, le difficoltà di questo territorio.
Quello che sta accadendo non è più tollerabile. Dopo due anni segnati da una gravissima crisi idrica estiva, che lascia pensare a problemi ben più profondi della semplice carenza d’acqua e che fa temere criticità strutturali della rete e delle condutture, oggi Silvi Paese si trova a fare i conti con un’emergenza ancora più pesante: il rischio concreto di restare isolato.
Prima la frana a valle del paese, che ha di fatto bloccato la vecchia SP 29 senza che si sia arrivati a una soluzione vera. Si è chiusa la strada, ma non si è intervenuti alla radice del problema. Adesso, come se non bastasse, un nuovo smottamento sta interessando anche il tratto della Panoramica che costeggia la parte alta del borgo, sul versante sud della SP 29. In altre parole, il paese rischia di perdere anche l’altro collegamento fondamentale.
Se questo scenario dovesse aggravarsi, per Silvi Paese sarebbe un colpo devastante. Non parliamo solo di disagio alla viabilità. Parliamo di un borgo che rischia l’isolamento totale, di famiglie in difficoltà, di sicurezza pubblica compromessa, ma anche della morte commerciale di un intero paese. Qui ci sono attività che lavorano tutto l’anno, ci sono imprese, lavoratori, famiglie, investimenti, sacrifici. Pensare di arrivare alla stagione estiva in queste condizioni significa mettere a repentaglio la sopravvivenza economica di Silvi Paese.
La cosa grave é che non siamo di fronte a un evento imprevedibile. Dopo il primo smottamento si sarebbe dovuti intervenire subito, con urgenza, con serietà e con una visione chiara. Invece ci si è limitati a gestire l’emergenza nel modo più semplice, cioè chiudere e rinviare. Oggi, di fronte a un secondo cedimento, si continua a perdere tempo tra verifiche, rimpalli, attese e ricerca delle responsabilità. Ma mentre le istituzioni cercano altrove le colpe, cittadini e imprese continuano a pagare il prezzo più alto.
La verità è che qui esiste un problema politico e amministrativo evidente. Quando un territorio subisce per due anni una crisi idrica pesantissima, poi una frana che blocca un’arteria essenziale, e subito dopo un nuovo smottamento che minaccia l’unica alternativa viaria, non si può più parlare di emergenze separate. Qui manca da tempo una strategia seria di prevenzione, manutenzione e tutela del territorio.
Per questo oggi non servono più parole di circostanza. Servono atti immediati. Protezione civile, Regione, Provincia e Comune devono intervenire subito, in modo coordinato, con misure concrete e visibili. Bisogna mettere in sicurezza il territorio, affrontare contemporaneamente sia la vecchia frana sia il nuovo smottamento e garantire collegamenti certi al paese. Ma soprattutto occorre una soluzione definitiva, non l’ennesimo intervento tampone destinato a rinviare il problema di qualche mese.
Silvi Paese non può essere lasciata sola ancora una volta. Le attività economiche non possono continuare a vivere nell’incertezza, sperando che ogni nuova stagione non porti con sé un’altra emergenza. Chi fa impresa in questo borgo lo fa con coraggio, con sacrificio e con un forte legame con il territorio. Ma nessuna impresa può resistere a lungo se viene abbandonata dalle istituzioni.
A questo punto, non intervenire significherebbe certificare il fallimento politico di un’intera classe dirigente. E sarebbe un fallimento pagato, come sempre, dai cittadini, dalle famiglie e da chi ogni giorno cerca di tenere viva l’economia del borgo.
Silvi Paese ha bisogno di risposte adesso. Non tra settimane, non dopo altri sopralluoghi, non dopo altri rinvii. Adesso.
Cordiali saluti,
Titolare di attività a Silvi Paese

