Il possibile congelamento di 970 milioni di euro destinati al recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica accende l’allarme anche nel Teramano. A denunciarlo è il presidente nazionale di Federcasa, Marco Buttieri, mentre sul territorio locale si profilano conseguenze pesanti su un sistema già in forte difficoltà. Nel Comune di Teramo si stimano tra i 250 e i 300 alloggi popolari attualmente non assegnabili perché bisognosi di interventi di manutenzione straordinaria. A fronte di questa disponibilità bloccata, le graduatorie comunali contano oltre 600 nuclei familiari in attesa, con numeri in costante crescita negli ultimi anni. Un divario che sta portando il sistema abitativo al limite: il patrimonio disponibile è ormai saturo, con un tasso di utilizzo vicino al 100%, tempi di assegnazione sempre più lunghi e una capacità di rotazione ridotta al minimo. A complicare ulteriormente il quadro è l’aumento dei costi energetici, che sta mettendo in difficoltà una fetta significativa degli assegnatari. Secondo le stime, tra il 35% e il 40% delle famiglie che vivono negli alloggi ERP si trova in condizioni di forte vulnerabilità economica. Il tasso di morosità si attesta tra il 20% e il 25% dei canoni, e oltre il 60% dei casi è legato a morosità incolpevole, causata dall’aumento delle bollette e dalla riduzione del reddito disponibile. Una situazione che incide direttamente sui conti dell’ATER Teramo: meno entrate significano meno risorse per la manutenzione, rallentamento nel recupero degli alloggi sfitti e aumento delle unità non assegnabili. A questo si aggiungono i costi indiretti legati alla gestione della morosità. Si innesca così un circolo vizioso: meno incassi, meno interventi, più case vuote e maggiore pressione sulle graduatorie, con un conseguente aumento del disagio abitativo. Il blocco dei fondi nazionali rischia di aggravare ulteriormente il quadro. Secondo le stime, lo sblocco delle risorse permetterebbe di recuperare tra il 60% e il 70% degli alloggi oggi inutilizzati, riducendo sensibilmente le liste d’attesa. Per questo, i sindacati chiedono interventi immediati: dallo sblocco dei finanziamenti al rafforzamento dei fondi per la morosità incolpevole, fino a misure straordinarie di sostegno per l’ATER e a un piano integrato con il Comune per il recupero e la gestione del patrimonio abitativo. Senza azioni rapide, il rischio è un progressivo deterioramento del sistema di edilizia residenziale pubblica, con effetti pesanti sia sul piano sociale che economico. In gioco c’è non solo la tenuta del patrimonio pubblico, ma anche la capacità di dare risposte concrete a un numero crescente di famiglie in difficoltà.
SEGRETARIO PROVINCIALE SICET
ANTONIO DI BERARDO
SEGRETARIO PROVINCIALE UNIAT
ANTONIO CAPRINI

