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mauro_di_pietro.jpgQuando nella cittadinanza cresce un clima di ostilità o di sfiducia, raramente si tratta di un fenomeno spontaneo o irrazionale: più spesso è il riflesso di una percezione diffusa di distanza tra istituzioni e comunità. L’odio civile — o, più propriamente, il risentimento sociale — tende a germinare laddove l’azione politica e amministrativa non appare incisiva, riconoscibile, tangibile nella vita quotidiana delle persone. Non è solo una questione di risultati concreti, ma di visibilità dell’impegno, di capacità di comunicare presenza, responsabilità e direzione. La cittadinanza, infatti, non giudica esclusivamente ciò che viene fatto, ma soprattutto ciò che riesce a percepire. Se l’azione amministrativa non traspare, se l’impegno politico non si traduce in segnali chiari di guida, ascolto e decisione, si crea uno spazio che viene inevitabilmente riempito da sfiducia, sospetto e narrazioni negative. In questo vuoto comunicativo e operativo, il dissenso si trasforma facilmente in ostilità, e l’assenza di incisività viene interpretata come indifferenza o inefficacia. In questo senso, è illuminante una riflessione di Norberto Bobbio, secondo cui “la democrazia si nutre di visibilità del potere e di controllo pubblico delle decisioni”. Dove la visibilità dell’azione pubblica si attenua, la fiducia si indebolisce e il rapporto tra cittadini e istituzioni si incrina. Non basta amministrare: occorre rendere evidente l’amministrazione, far percepire lo sforzo, la direzione, la responsabilità. Il clima di odio, dunque, non nasce solo da contrapposizioni ideologiche o da tensioni sociali, ma anche dalla sensazione di vuoto istituzionale. Quando l’impegno politico e amministrativo non emerge con chiarezza, la comunità tende a interpretare il silenzio come assenza e l’assenza come abbandono. Al contrario, un’azione incisiva, costante e comunicata con trasparenza può trasformare il conflitto in confronto e la sfiducia in partecipazione. In definitiva, la qualità del clima civile dipende in larga misura dalla capacità delle istituzioni di rendere visibile il proprio operato: perché dove l’azione politica si mostra concreta e responsabile, il cittadino si sente parte di un progetto comune; dove invece non traspare, cresce la distanza e, con essa, il rischio che il malcontento degeneri in ostilità. Concludo dicendo due semplici cose… la prima è legata all’azione del governo locale che, molto probabilmente, manca all’occhio di molti cittadini della giusta “incisività”… la seconda è che il confronto e la critica devono rimanere sempre su piani di dialettica civile, senza scadere in polemiche sterili o attacchi personali, ma contribuendo invece a costruire soluzioni condivise nell’interesse della comunità. Per Silvi questo è un momento delicato, ragionare è sicuramente meglio che imprecare o ancor peggio urlare.

Mauro Di Pietro
Tv6