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Le frane in contesti sabbiosi possono attivarsi in tempi rapidissimi, soprattutto in risposta a piogge intense. È quanto accaduto a Silvi, secondo il geologo Nicola Casagli, che sottolinea però un elemento decisivo: la prevenzione.

“Si innescano con una risposta molto rapida alle piogge, quindi in maniera improvvisa”, spiega Casagli. Nonostante la velocità del fenomeno, nel caso specifico sono stati individuati segnali precursori che hanno consentito di intervenire per tempo. Gli edifici a rischio sono stati sgomberati prima che la frana potesse coinvolgerli direttamente. “È stato un eccellente esempio di protezione civile e di tutela delle persone”, evidenzia. Guardando alle prossime fasi, l’esperto invita alla cautela. La prima cosa da fare è attendere che il movimento franoso si arresti naturalmente. In questo caso, le caratteristiche del terreno giocano un ruolo chiave: si tratta infatti di sabbie altamente permeabili.

“Non ci vorrà molto – osserva – perché quando smette di piovere le sabbie si asciugano rapidamente, a differenza delle argille, e la frana si fermerà”.

Solo una volta conclusa la fase attiva sarà possibile intervenire in modo efficace. Le operazioni dovranno partire da un’attenta analisi dell’estensione del fenomeno, seguita dall’installazione di strumenti di monitoraggio. Questo permetterà di valutare eventuali evoluzioni e pianificare interventi strutturali.

Resta aperta la questione del recupero degli edifici coinvolti. Secondo Casagli, sarà necessario valutare caso per caso: “Non è detto che possano essere recuperati nella loro posizione originaria”.

Più ottimista invece il quadro per le infrastrutture: la strada interessata dal movimento franoso potrebbe essere ripristinata. In ogni caso, la priorità immediata sarà la messa in sicurezza degli edifici circostanti, in particolare quelli situati a monte dell’area colpita. Alcuni interventi sarebbero già stati effettuati, ma serviranno verifiche per garantirne l’efficacia.

Il confronto con Niscemi

Casagli segue anche la frana di Niscemi, ma invita a non forzare paragoni. L’unico elemento in comune è di natura geologica: in entrambi i casi si tratta di sabbie di origine antica, depositate in epoche remote.

Le dinamiche, però, sono profondamente diverse. “Quella di Niscemi è molto più grande e il suo motore è nelle argille sottostanti le sabbie”, spiega. A Silvi, invece, il fenomeno riguarda esclusivamente materiali sabbiosi, con un comportamento e un’evoluzione differenti.

In sintesi, mentre a Niscemi la complessità stratigrafica gioca un ruolo determinante, a Silvi la natura permeabile delle sabbie consente di prevedere tempi di stabilizzazione più rapidi, aprendo la strada a interventi mirati in tempi relativamente brevi.

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