
Non si fermano le attività di bonifica nelle aree dove sono state rinvenute carcasse di lupi appenninici, in un quadro che assume contorni sempre più inquietanti. Le unità cinofile antiveleno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise continuano a battere il territorio alla ricerca di esche contaminate: in azione i cani Viking e Visir, addestrati proprio per individuare bocconi avvelenati. Se i controlli effettuati nelle ultime ore non hanno portato a nuovi ritrovamenti, resta però alta l’attenzione dopo la scoperta ad Alfedena, di un sacco contenente carne avvelenata. Un elemento che rafforza l’ipotesi investigativa di un’azione pianificata, difficilmente riconducibile a un gesto isolato. La Procura della Repubblica di Sulmona ha assunto il coordinamento dell’inchiesta sulla morte di almeno dieci esemplari tra il territorio del Parco e le zone limitrofe. Il fascicolo, aperto contro ignoti, ipotizza reati gravi: dall’uccisione di animali a quella di specie particolarmente protette. I ritrovamenti si sono susseguiti in più punti: cinque lupi morti a San Francesco di Alfedena, altri cinque a Pescasseroli, oltre a ulteriori episodi tra Marsica e area frentana, fino a Palena.
Foto: elaborazione AI - certastampa digital

