A Teramo le vecchie abitudini sembrano dure a morire. Ancora una volta, in città si assiste a interventi realizzati per poi essere smantellati nel giro di poco tempo, alimentando polemiche e perplessità tra i cittadini. Il caso della stazione a Teramo torna al centro del dibattito pubblico come simbolo di una gestione ritenuta da molti poco lungimirante: si costruisce, si interviene, si modifica, salvo poi tornare indietro e ricominciare da capo. Un meccanismo che non solo comporta spreco di risorse, ma contribuisce anche a generare disagi e sfiducia. In molti parlano apertamente di “mondo al contrario”, evidenziando come manchi una programmazione chiara e condivisa degli interventi. La sensazione diffusa è che si proceda per tentativi, senza una visione complessiva capace di evitare errori e ripensamenti. La vicenda riaccende così il confronto sulla necessità di una pianificazione più attenta e trasparente, in grado di garantire stabilità alle opere pubbliche e rispetto per il denaro dei cittadini. Nel frattempo, però, resta l’immagine di una città che continua a costruire per poi demolire, intrappolata in un circolo che sembra difficile da interrompere.


