Dopo anni di polemiche, denunce e interventi istituzionali, arriva una svolta sulla vicenda dell’esperimento LVD nei Laboratori del Gran Sasso. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha infatti dato il via libera definitivo alla rimozione delle circa 1.000 tonnellate di nafta pesante ancora presenti nelle strutture sotterranee, eliminando ogni ostacolo normativo allo smaltimento.
La decisione è contenuta in una comunicazione inviata agli enti competenti, che accoglie le sollecitazioni avanzate lo scorso 25 ottobre dal Commissario straordinario Pierluigi Caputi. Nella richiesta si evidenziava l’urgenza di smantellare l’impianto e rimuovere le sostanze considerate altamente pericolose per l’acquifero.
Nel documento, firmato dalla capo Dipartimento Simonetta Saporito, si ricostruiscono i passaggi delle riunioni istituzionali – l’ultima il 5 marzo – durante le quali è stato chiarito che il vecchio accordo con la Russia, alla base della realizzazione dell’esperimento, non rappresenta più un vincolo. Anche l’Agenzia delle Dogane ha confermato l’assenza di impedimenti, autorizzando di fatto lo smaltimento diretto da parte dell’INFN.
La questione era stata sollevata già nel 2017 dal Forum H2O, che aveva denunciato la presenza di grandi quantità di sostanze pericolose nei laboratori, a ridosso dei punti di captazione dell’acqua potabile. Una situazione che aveva portato alla classificazione del sito come impianto a rischio di incidente rilevante secondo la normativa Seveso, in contrasto con le regole di tutela delle acque destinate al consumo umano.
Nel 2018 la Procura di Teramo intervenne sequestrando parte dei punti di captazione, con conseguente dispersione di circa 80 litri al secondo di acqua potabile. Una scelta contestata dagli ambientalisti, che la definirono paradossale perché rivolta all’“oggetto del rischio” e non alla sua origine. Nello stesso anno, la Regione Abruzzo impose la dismissione degli esperimenti e la rimozione delle sostanze pericolose.
Negli anni successivi è stato completato lo smantellamento dell’esperimento Borexino, mentre per LVD il percorso si è arenato quando l’INFN ha sollevato la questione della proprietà russa di parte della nafta, in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina.
Secondo il Forum H2O, si è trattato di un tentativo di eludere obblighi ambientali. Ora, però, con il chiarimento arrivato dalla Presidenza del Consiglio, ogni dubbio viene meno. “Finalmente le 1.000 tonnellate di nafta potranno essere rimosse dalle viscere della montagna”, ha dichiarato Augusto De Sanctis, sottolineando il contributo decisivo alla messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso.
L’associazione si aspetta ora un’accelerazione immediata delle operazioni di smaltimento, che potrebbero anche consentire ai laboratori di uscire dal regime della normativa Seveso, con una significativa riduzione dei rischi ambientali e sanitari per l’intero territorio.

