
Il congelatore... diventa un forno e prende fuoco. Attimi di forte apprensione all’interno del carcere di Vasto, dove un’anomalia a un impianto refrigerante ha fatto scattare l’allarme e l’evacuazione dei locali della mensa riservata al personale. A destare i primi sospetti è stato un intenso odore di plastica bruciata, avvertito da un’addetta alla mensa e da alcuni poliziotti penitenziari mentre erano intenti a consumare la cena. Insospettiti dalla situazione, l’addetta e due agenti intervenuti hanno aperto lo sportellone del vano frigo, facendo una scoperta inattesa: quello che avrebbe dovuto mantenere basse temperature si era trasformato in una vera e propria fonte di calore, probabilmente a causa di un guasto al circuito elettrico. Dall’elettrodomestico si è sprigionata una violenta vampata che ha investito gli operatori, rendendo necessario l’immediato allarme e la conseguente evacuazione dei locali. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno rapidamente messo in sicurezza l’area evitando conseguenze più gravi. L’episodio riaccende le polemiche sulle condizioni della struttura. A intervenire è stato Fausto Varricchio, segretario provinciale del sindacato Cnpp-Spp, che ha denunciato lo stato di degrado degli ambienti:
«Proprio ieri ho protocollato una nota alla Direzione per segnalare la vetustà degli arredi della mensa. È da mesi che chiediamo interventi, ma finora nulla è stato fatto». Varricchio ha parlato di una situazione già ampiamente documentata: muri deteriorati, forni malfunzionanti e impianti refrigeranti problematici, come quello che ha causato l’emergenza. «Non comprendiamo perché non si intervenga per garantire condizioni dignitose al personale», ha aggiunto, annunciando la possibilità di uno stato di agitazione e future iniziative di protesta. Sulla vicenda è intervenuto anche Mauro Nardella, segretario nazionale del sindacato, che ha puntato il dito contro le risorse economiche ritenute insufficienti per garantire servizi adeguati.
Secondo Nardella, l’ultimo appalto per la gestione del vitto prevederebbe un costo inferiore ai sei euro a pasto, cifra giudicata incompatibile con l’attuale aumento dei prezzi e con la necessità di assicurare qualità e sicurezza alimentare. «Con budget così ridotti – ha dichiarato – è difficile garantire efficienza e standard adeguati. Si rischia non solo un peggioramento del servizio, ma anche problemi di natura sanitaria».

