
C’è una frase, fredda e burocratica, che sta facendo discutere e indignare: “escluso per patologia”. È la motivazione con cui, in Abruzzo, un ragazzo autistico con disabilità riconosciuta al 100% è stato tagliato fuori dalla misura regionale “Vita Indipendente”, uno degli strumenti pensati proprio per sostenere percorsi di autonomia. Una decisione che lascia sgomenti e che solleva interrogativi profondi non solo sul singolo caso, ma sull’intero sistema di valutazione.
Una motivazione che fa discutere
Secondo quanto denunciato da Autismo Abruzzo ONLUS, l’esclusione sarebbe avvenuta con una formula tanto sintetica quanto problematica. Non solo manca una spiegazione articolata, ma la motivazione appare in contrasto con i principi fondamentali che regolano le politiche sulla disabilità. Negare l’accesso a un progetto di vita indipendente a causa della patologia significa, di fatto, introdurre una discriminazione basata proprio sulla condizione che quelle misure dovrebbero tutelare.
Lo spirito della “Vita Indipendente”
La misura regionale “Vita Indipendente” è stata rafforzata negli ultimi anni, anche grazie a maggiori risorse e a una maggiore flessibilità nei progetti finanziabili. L’obiettivo è chiaro: costruire percorsi personalizzati, calibrati sui bisogni della persona, favorendo autonomia, inclusione e autodeterminazione. Le più recenti indicazioni regionali vanno proprio in questa direzione, aprendo alla collaborazione con cooperative e associazioni e superando modelli standardizzati. In questo contesto, un’esclusione “per patologia” appare non solo anacronistica, ma in aperto contrasto con l’evoluzione normativa e culturale.
Il ruolo dell’UVM sotto accusa
Al centro della vicenda c’è anche l’operato dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) del distretto sanitario competente. La valutazione, secondo quanto emerso, sarebbe stata:
- sommaria
- non individualizzata
- basata su un presupposto discriminatorio
Elementi che, se confermati, metterebbero in discussione la correttezza dell’intero iter decisionale.
Le richieste alla Regione
Di fronte a questo caso, l’associazione chiede un intervento immediato da parte della Regione Abruzzo e dell’assessorato competente. In particolare:
- la rivalutazione urgente della posizione del ragazzo escluso
- una verifica sull’operato della commissione UVM
- l’adozione di linee guida chiare e vincolanti per evitare nuovi episodi
Un caso che va oltre il singolo episodio
La vicenda non riguarda solo una famiglia, ma tocca un tema più ampio: il rischio che strumenti pensati per garantire diritti diventino, nei fatti, selettivi ed escludenti.
Nel 2026, escludere una persona da un finanziamento pubblico sulla base della sua condizione non è solo discutibile: è un segnale preoccupante. La “Vita Indipendente” dovrebbe restare ciò che promette di essere: un percorso di libertà e dignità, accessibile a tutte le persone con disabilità, senza barriere né pregiudizi.

