
A pochi giorni dalla cruciale sfida di sabato a Benevento contro il Sannio, il team manager Franco Di Giacinto si racconta a cuore aperto. Non parla soltanto il dirigente, ma anche l’uomo che ha respirato il parquet per una vita intera, portando con sé l’esperienza di chi sa che lo sport, a Teramo, è molto più di un semplice gioco.
Il passaggio dal campo alla scrivania non ha scalfito la passione di Di Giacinto, anche se la nostalgia resta un sentimento difficile da ignorare. Alla domanda su cosa gli manchi di più del suo passato da protagonista sul parquet, Franco non ha dubbi:
«Ciò che mi manca di più è l’adrenalina», confessa. «Dietro le quinte si soffre in modo diverso, ma il campo era un’altra cosa: lo spogliatoio, il contatto diretto… posso dire che oggi in panchina soffro molto di più rispetto a quando giocavo».
Teramo vanta una tradizione viscerale per la pallamano e, nonostante i budget “faraonici” di altre realtà nazionali, la società biancorossa resiste e continua a rappresentare un punto di riferimento, pur tra difficoltà economiche e ricambi generazionali.
«Teramo non è solo una piazza, è una delle capitali della pallamano», spiega Di Giacinto. «Poggiamo su pilastri solidi come il DNA di appartenenza. Qui la pallamano è una passione ereditaria: figli e nipoti di ex giocatori continuano a portare avanti questa tradizione con un sacrificio immenso».
In un mondo dominato dalle distrazioni digitali, trasmettere ai giovani il valore del sacrificio è probabilmente la sfida più complessa per un dirigente moderno. Di Giacinto affronta questa battaglia con l’esempio quotidiano:
«Bisogna far capire ai ragazzi che la fatica in campo è un investimento su sé stessi. Mi vedono al palazzetto ogni sera, dal lunedì alla domenica, con ogni tempo. Se vedono il mio impegno costante, capiscono che devono dare qualcosa in cambio a me, alla società e alla maglia della loro città».
La pallamano moderna corre veloce, diventando sempre più fisica e mediatica. Per questo l’obiettivo a cinque anni è chiaro: trasformare il club in una struttura moderna e indipendente. Oltre a continuare a sfornare talenti di alto livello, il grande sogno fuori dal campo è la creazione della “Casa della Pallamano Teramana”.
Una struttura propria che permetta di generare ricavi 365 giorni l’anno, svincolando la società dalla sola dipendenza dalle sponsorizzazioni e rendendo il club ancora più solido. L’idea è quella di trasformare lo sport in un valore educativo e in un motivo di orgoglio per l’intera città.
La chiusura dell’intervista è tutta dedicata al presente e alla trasferta di sabato contro il Sannio. Di Giacinto vede negli occhi dei suoi ragazzi una voglia di riscatto che fa ben sperare per questa seconda parte della stagione.
«Sabato sarà una battaglia. Vincere significherebbe mettere una seria ipoteca sulla tranquillità della classifica e iniziare a guardare con ambizione al quarto o quinto posto».
Il consiglio che il team manager rivolge ai suoi giocatori prima di salire sul pullman è netto e intriso di agonismo:
«Guardate gli avversari negli occhi. Se vedete che abbassano lo sguardo, allora saprete che la partita è già nostra».

