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GIGIRRIVAHo atteso qualche giorno, prima di commentare la trentaduesima giornata del girone F di quarta serie. Ho atteso qualche giorno, perché a caldo sarei scivolato in commenti ciclotimici. A due giornate dalla fine del campionato, ai giocatori del Municipio X bastano tre punti, cioè una vittoria, per approdare in serie C. Devo essere sincero. Non lo avrei mai immaginato. D’altronde, non sono un esperto di calcio dilettantistico, così come non lo sono del calcio professionistico. Sono uno dei tanti milioni di allenatori che popolano lo Stivale. Ed è il motivo per il quale mi sono sperticato a contattare esperti del pallone, professori ordinari di calciologia, gente di mestiere, specialisti delle geometrie variabili. Pallonari che hanno pure frequentato le accademie di Coverciano. Non c’è uno solo che non avesse pronosticato il Teramo in serie C. D’altronde, se così non dovesse essere, considerando che tutto è ancora possibile nello sport più casuale del mondo, sarebbe veramente un gran peccato. Non è facile trovare in serie D, organici come quello del Teramo. Anzi, ad eccezione di qualche formazione del Sud, è praticamente impossibile. L’analisi di cosa non abbia funzionato, eventualmente, la faremo a fine stagione. Perché i biancorossi, seppure non hanno dalla loro parte il calcolo probabilistico, hanno l’obbligo di vincere contro la Recanatese e contro la squadra fondata a Venarotta. Domenica, a Riccione, è stata una passeggiata primaverile. D’altronde, tra le due contendenti vi erano e vi sono distanze siderali. Come far gareggiare un’utilitaria contro una macchina sportiva.  I biancorossi ora sono attesi da due gare a dir poco alla portata. Dovranno concludere la stagione a 78 punti e sperare che le avversarie si impantanino nel fango di Stalingrado. Una coincidenza terribile vuole che l’Ostiamare sia attesa a Giulianova per l’ultima di campionato, gara che potrebbe diventare decisiva qualora i laziali non battessero il Termoli. Meglio non pensarci.  Nel frattempo, il sodalizio biancorosso ha confermato il direttore sportivo Micciola. Un dirigente che si è dimostrato capace di portare a Teramo giocatori di altre categorie, chiaramente grazie alla generosa disponibilità economica della società e agli ottimi incassi registrati per effetto del grande afflusso di spettatori. La tifoseria biancorossa, quest’anno, il suo campionato l’ha vinto. Qualcuno inizia già a parlare di ripescaggi. Anche per la nazionale italiana si parla di ripescaggi, qualora l’Iran decidesse di boicottare l’imminente mondiale. Da italiano, mi auguro che ciò non avvenga. Il calcio è uno sport magnifico, il cui risultato del campo deve essere l’unico a dettare le gerarchie. Per carità, dando un’occhiata alle neo promosse o quasi in serie C, troviamo formazioni quali il Vado, la Folgore Caratese, il Desenzano, la Scafatese e così via. Non sarebbe male ridurre la serie C ad un solo girone, per renderla un vero campionato professionistico. Ciò detto, il Teramo meriterebbe d’imperio un campionato nel quale figurano formazioni come la Dolomiti Bellunesi, l’Arzignano Valchiampo, il Bra, la Pianese, il Team Altamura. Quindi, seppure i ripescaggi non ci piacciono, ben vengano pure. La serie C attuale è il minimo sindacale per una città in cui il calcio è il tema civico più dibattutto e, forse, il più interessante.
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