Attualità

LE GUARDIE AMBIENTALI D’ITALIA CHIEDONO ALLA REGIONE UNA VERIFICA SULL’OPERATO DEGLI ATC VOMANO E SALINELLO

L’ultima iniziativa dei Presidenti degli AATTC Vomano e Salinello, tesa ad affossare il piano di controllo della popolazione di cinghiali predisposto dalla regione Abruzzo, vanificando il lavoro svolto per la sua predisposizione e l’efficacia attesa, è naufragata miseramente per il provvedimento adottato dal TAR L’Aquila di rigetto della richiesta di sospensione formulata dagli stessi e di conseguenza, noi G.A.DIT, non possiamo far altro che condividere e sostenere la richiesta di dimissioni dei vertici ATC Vomano e Salinello espresse dalle associazioni ArciCaccia, EnalCaccia, Liberacaccia e Urca.
Tale presa di posizione, spiega il presidente Ercole Gaetano che giunge dopo diversi confronti sulla stampa locale e non solo, è giustificata anche dalle divisioni e dalle spaccatura provocate nel mondo venatorio, dalla gestione degli attuali vertici degli AATTCC che si sono dimostrati sordi alle indicazioni ed alle offerte di leale collaborazione che in più circostanze abbiamo formulato tenendo in considerazione gli aspetti e gli effetti provocati sull’ambiente, sull’agricoltura, sulla pubblica incolumità e sull’esercizio “dell’ars venandi ” stessa. Noi abbiamo sempre creduto che la caccia, esercitata nei modi previsti dalla legge, con trasparenza e senza “strane alchimie”, sia un patrimonio di tutti, Associazioni di Cacciatori, Agricoltori e Ambientalisti da gestire, con equilibrio e competenza, nell’interesse e nel rispetto della collettività a vario titolo interessata ma, l’esperienza fin qui maturata, lascia spazio al dubbio che così non sia.
Infatti, mentre è stato spesso letto, che, ai convegni da essi stessi organizzati, i presidenti Porrini e Sabini avrebbero invitato le Associazioni Ambientaliste e addirittura sembrava che parlassero anche a loro nome, nella realtà ciò non è avvenuto: Né Noi GADIT (salvo qualche raro caso in cui la finalità era quella di delegittimarle) e neppure WWF, Legambiente, CAI o altre Associazioni Ambientaliste maggiormente rappresentative hanno mai ricevuto l’invito a parteciparvi; forse è stata invitata l’Ekoclub che, per quanto a conoscenza, risulta essere costituita da cacciatori associati alla Federcaccia, con tutto quanto ne possa discendere!
Noi riteniamo che per l’importanza che rivestono, gli ATC che gestiscono cospicui fondi pubblici, meritino una guida diversa che ascolti tutti gli attori e che si adoperi seriamente per una gestione che possa portare risultati positivi e concreti e, magari solo allora, esporli nel corso di incontri pubblici aperti a tutti e non solamente ad un pubblico amico e compiacente.

Agli esiti del pronunciamento del TAR, dei ritardi nell’attuazione del piano di controllo del cinghiale, del tergiversare per l’attuazione dello stesso nelle zone non vocate per la specie attraverso la richiesta di un pretestuoso quanto illogico censimento e dei danni all’agricoltura che di conseguenza si sono verificati, crediamo che il mondo agricolo e non solo si ponga alcune semplici domande: chi pagherà i danni che le colture hanno subito a seguito della sospensiva inizialmente accordata dal TAR? E chi sosterrà le spese per il ricorso al Tar proposto dagli ATC e respinto dal Tribunale? La risposta ovviamente è scontata: La Collettività. Non sembra che qualcosa non torna?

A sostegno del settore agricolo e zootecnico, con evidente presa di distanze dall’operato degli AATTCC teramani, è l’iniziativa assunta dalla Copagri a sostegno della Regione Abruzzo e dalla Coldiretti che non vedendo adeguatamente tutelati i propri iscritti dalla piaga dei danni da cinghiali, hanno disposto il ritiro dei propri rappresentanti dagli AATTCC.

Per quanto sopra e dopo tanti tentativi “di zittirci”, non riusciti, quindi, anche Noi chiediamo con fermezza, che la Regione Abruzzo verifichi approfonditamente l’operato degli A.T.C. teramani e si adoperi affinchè la gestione di tali Enti con finalità pubbliche , sia svolta con l’intelligenza del buon padre di famiglia, in modo da evitare, per il futuro, che modalità non appropriate, facciano diventare parti della società civile estranea al “mondo venatorio” vittime dello stesso, conclude Ercole Gaetano.

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