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Un trimestre nero, dunque, sottolineato ancora di più dai valori percentuali, che accentuano la controtendenza negativa dell’Abruzzo rispetto al resto del Paese: 14,4% di contrazione delle nostre esportazioni contro una crescita nazionale del 13,3%. Una zavorra che ha finito per pesare molto negativamente sull’andamento dell’intero anno, sospeso tra le buone performance dei primi tre mesi e la caduta libera degli ultimi tre. Proprio il primo settore, l’automotive, tradizionale punta di diamante dell’export abruzzese, ha pagato il dazio più forte nell’ultimo scorcio del 2021, con una flessione di ben 408 milioni; caduta non compensata da tutti gli altri comparti produttivi messi insieme, che sono cresciuti di 59 milioni, dove registrano risultati positivi soprattutto gomma e plastica (+95), prodotti chimici (+76), prodotti in metallo (+72), macchine e apparecchiature (+48), alimentari (+42). Dati negativi, anche qui sottolineati dai valori percentuali: perché la flessione del mezzi di trasporti (-32,3%) è stata sei volte superiore a quella nazionale (-5,1%), e l’incremento delle altre filiere produttive (+5%) è stato pari ad un terzo di quello nazionale (+15,6%). Nel corso dell’anno, ancora,
Ragioni, insomma, per temere che i venti di guerra dell’est europeo possano ritoccare ancor più verso il basso questi valori, soprattutto in ragione dei danni che potranno provocare a settori chiave delle nostre esportazioni, come automotive e moda. Ma per dare comunque un’idea di cosa rappresenti davvero l’export verso Russia e Ucraina, arrivano in soccorso i dati ufficiali, sempre riferiti al 2021, stavolta l’intero anno: le esportazioni per la Russia ammontavano per i prodotti abruzzesi a 89 milioni di euro, per una incidenza dell’1% rispetto al totale; valori ancora più bassi per l’Ucraina, Paese che vale per l’export abruzzese 35 milioni di euro, ovvero lo 0,4% del totale.