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Screenshot_2026-02-26_alle_19.25.12.pngScrivo queste righe da semplice cittadino, dopo aver accompagnato mia moglie a sottoporsi a una gastroscopia. Un esame necessario, ma che nel nostro territorio sembra diventato quasi un percorso a ostacoli. A Teramo, al momento della prenotazione nel servizio pubblico, ci è stato comunicato un tempo di attesa di circa un anno. Un tempo incompatibile con la preoccupazione per la salute e con il bisogno di una diagnosi tempestiva. Per questo abbiamo deciso, con sacrificio, di prenotare a pagamento a Giulianova, chiedendo preventivamente al CUP il costo dell’esame: 130 euro. Una cifra impegnativa, ma sostenibile. Così abbiamo accettato. La sorpresa è arrivata stasera al momento del pagamento: l’importo complessivo era diventato 238 euro, quasi il doppio. La motivazione: esami correlati da effetture. Esami clinicamente opportuni, ma dei quali nessuni ci aveva mai parlato, né in fase di prenotazione né, soprattutto, nel momento in cui abbiamo chiesto il costo complessivo. Non tutti hanno la disponibilità immediata per affrontare una spesa del genere. Ci sono famiglie che, come noi, valutano attentamente ogni uscita. Accettare 130 euro è una scelta ponderata; trovarsi a pagarne 238 senza preavviso può diventare un problema serio. La questione non è la qualità dell’atto medico — che anzi desidero sottolineare come eccellente — ma la trasparenza amministrativa. Il dottor Di Stefano, con tutto lo staff, si è dimostrato un professionista di grande umanità e competenza, capace di mettere a proprio agio il paziente in un esame tutt’altro che semplice. A lui va la nostra sincera gratitudine. Proprio per questo, la mancanza di chiarezza del CUP risulta ancora più stridente: perché incrina la fiducia in un sistema che dovrebbe accompagnare il cittadino con correttezza dall’inizio alla fine del percorso di cura. Chiedo dunque che venga garantita un’informazione completa e preventiva sui costi complessivi delle prestazioni, inclusi eventuali esami accessori o correlati. Sapere prima quanto si spenderà non è un dettaglio: è un diritto del paziente e una condizione minima. La salute è un bene primario, ma anche la serenità delle famiglie lo è. E la trasparenza non è burocrazia: è rispetto.
LETTERA FIRMATA

Foto: elaborazione AI