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GABRIELEDINATALE«Non è un mio operato, sono azioni che sto subendo». Con queste parole il presidente della Poliservice, Gabriele Di Natale, commenta la notizia diffusa oggi dalla Fiadel in merito alla vicenda degli appalti per il servizio di igiene urbana dichiarati nulli dalla magistratura. Il sindacato dei lavoratori dei servizi ambientali ha reso noto che il Tribunale di Teramo, accogliendo il ricorso di un dipendente, ha accertato la nullità per simulazione dei contratti di appalto stipulati da Poliservice con le società esterne Diodoro Ecologia e Green Utility. Nei giorni scorsi la decisione del giudice del lavoro è stata confermata anche dalla Corte d’Appello dell’Aquila, che ha respinto le eccezioni sollevate dall’azienda mista pubblico-privata che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti in Val Vibrata e in diversi comuni costieri. La vertenza era stata avviata dalla Fiadel provinciale dopo aver rilevato una difformità nel trattamento economico applicato ai lavoratori delle due ditte appaltatrici rispetto a quello, più favorevole, riconosciuto ai dipendenti Poliservice, a parità di mansioni e inquadramento. Il Tribunale di Teramo, con sentenza del 25 giugno 2025 poi confermata il 12 febbraio 2026 in appello, ha ritenuto non genuini i contratti di appalto, ravvisando una vera e propria intermediazione illecita di manodopera.

I giudici hanno inoltre indicato nel contratto collettivo nazionale dell’Igiene ambientale l’unico CCNL di riferimento per il settore, in quanto sottoscritto dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e già adottato dalla stessa Poliservice. L’applicazione, da parte delle appaltatrici, di contratti diversi – firmati da sigle meno rappresentative – avrebbe prodotto, secondo la Fiadel, un caso di “dumping sociale”, con condizioni economiche e normative inferiori per i lavoratori, senza i controlli dovuti da parte della committente.

Alla luce della pronuncia, la vicenda resta al centro del confronto tra azienda e organizzazioni sindacali, mentre la società dovrà ora valutare le conseguenze operative e contrattuali derivanti dalle sentenze. Di Natale, dal canto suo, respinge ogni responsabilità diretta, sostenendo di trovarsi a gestire effetti di scelte e procedure pregresse.