Stefano Lupi ha respinto l’etichetta di “Duce” attribuitagli dagli investigatori. Lo ha fatto durante l’interrogatorio di garanzia, dopo il quale ha scelto di non rilasciare ulteriori dichiarazioni. Ora si attende la decisione del giudice sulla richiesta di sostituire il carcere con gli arresti domiciliari. Il ragazzo, che compirà 21 anni nei prossimi mesi, secondo gli inquirenti sarebbe il punto di riferimento del gruppo ultras di estrema destra “Roseto Youth”, attivo nella curva del Roseto basket. Lupi è anche l’unico tra i 17 indagati nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Enrica Medori. Le indagini hanno portato mercoledì mattina a un’operazione dei carabinieri a Roseto. L’inchiesta prende origine da quanto accaduto nell’ottobre scorso, quando al termine di una partita di basket alcune vetture delle forze dell’ordine furono danneggiate. Da quell’episodio gli investigatori hanno ricostruito un quadro più ampio che comprende anche presunte aggressioni e spedizioni punitive ai danni di migranti. Quattro dei giovani coinvolti sono stati posti agli arresti domiciliari e sono difesi dagli avvocati Alessandro Recchituti, Claudio Iaconi e Simone Rosario Matraxia. Durante gli interrogatori alcuni hanno scelto di non rispondere, mentre altri hanno fornito la propria versione dei fatti. Uno di loro ha ammesso di aver partecipato all’attacco contro le auto della polizia, sostenendo però di non avere legami con ambienti di estrema destra. Lo stesso ha inoltre chiesto di poter continuare a lavorare.

