Il tempo, più che una semplice misura oggettiva scandita da orologi e calendari, è una dimensione profondamente psicologica. Non lo viviamo tutti allo stesso modo, né lo percepiamo in maniera costante: può accelerare nei momenti di entusiasmo e rallentare fino quasi a fermarsi quando siamo immersi nell’attesa, nella noia o nel dolore. In questo senso, il tempo non è soltanto qualcosa che passa, ma qualcosa che si sente. Dal punto di vista psicologico, il tempo è strettamente legato alla memoria e all’attenzione. Quando siamo coinvolti in attività significative, il nostro cervello registra meno dettagli “di passaggio”, e la sensazione è quella di un tempo che vola. Al contrario, nelle situazioni monotone o stressanti, ogni istante viene percepito con maggiore intensità, dilatando la durata soggettiva dell’esperienza. È per questo che una giornata può sembrare brevissima o interminabile, pur avendo la stessa identica durata. Il tempo, come spiega il doc Domenico De Berardis a Bianca Sortino nella puntata di oggi di Psycosì, ha anche un suo profilo psicologico


