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Screenshot_2026-04-02_alle_05.25.04.pngUn lungo percorso clinico segnato da errori e valutazioni inadeguate si conclude con una sentenza che cambia radicalmente l’esito del primo grado. La Corte d’Appello dell’Aquila ha stabilito che tre strutture sanitarie sono responsabili della morte di un uomo di 74 anni, deceduto nel 2018 dopo un intervento cardiochirurgico e una serie di trasferimenti tra diverse strutture. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dai familiari, ribaltando integralmente la decisione del Tribunale di Chieti che, nel 2023, aveva negato il risarcimento. La nuova pronuncia dispone invece un indennizzo complessivo vicino al milione di euro: 900mila per danni e 100mila per le spese legali. Come racconta il Messaggero, Nel mirino della Corte sono finite l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, una clinica privata di Pescara e la Asl Lanciano-Vasto-Chieti, chiamate a rispondere in solido. Stabilite anche le percentuali di responsabilità: la quota maggiore, pari al 60%, è stata attribuita alla struttura marchigiana, seguita dalla clinica privata con il 25% e dalla Asl teatina con il restante 15%. La vicenda ha origine nel 2018, quando il paziente viene operato ad Ancona per la sostituzione della valvola aortica e dell’aorta ascendente. Dopo l’intervento, nonostante la presenza di un ematoma considerato significativo, l’uomo viene trasferito in una struttura riabilitativa. Nei giorni successivi le condizioni peggiorano, fino al trasferimento d’urgenza a Chieti. Qui il paziente viene sottoposto a un nuovo intervento chirurgico, ma muore poche ore dopo. Secondo i giudici, lungo tutto il percorso si sono verificati errori concatenati.