
A diciassette anni dal terremoto che nella notte del 6 aprile 2009 devastò L’Aquila e gran parte dell’Abruzzo, il ricordo di quella tragedia resta vivido e doloroso, inciso nella memoria collettiva del Paese. Alle 3:32, una scossa di magnitudo 6.3 spezzò il silenzio della notte, sorprendendo migliaia di persone nel sonno e trasformando in pochi secondi case, scuole e luoghi simbolo in cumuli di macerie. Il bilancio fu drammatico: 309 vittime, oltre 1.600 feriti e più di 60 mila sfollati. Numeri che, ancora oggi, restituiscono solo in parte la portata di ciò che accadde. Perché oltre ai dati, ci furono le storie: famiglie spezzate, giovani vite interrotte, comunità intere costrette a ricominciare da zero. L’Aquila, città d’arte e di storia, fu il cuore ferito di quella notte. Il centro storico, con i suoi palazzi antichi e le sue chiese, subì danni gravissimi. Per anni è rimasto un luogo sospeso, segnato dal silenzio e dalle impalcature, simbolo di una ricostruzione lenta e complessa. Eppure, proprio da quelle ferite è nata una determinazione collettiva che ha portato, passo dopo passo, alla rinascita. Diciassette anni dopo, molto è cambiato. Il centro storico è tornato a vivere, le attività commerciali hanno riaperto, le università hanno ripopolato le strade di studenti. Ma non tutto è stato ricostruito, e soprattutto non tutto si può ricostruire. Le cicatrici restano, così come il senso di perdita che accompagna chi quella notte ha perso una persona cara o la propria casa. Ogni anniversario diventa così un momento di raccoglimento e memoria. Le fiaccolate, i nomi letti uno ad uno, il silenzio che cala alle 3:32: gesti semplici ma carichi di significato, che tengono vivo il ricordo e impediscono che il tempo trasformi quella tragedia in un fatto lontano. Ricordare il terremoto dell’Aquila significa anche interrogarsi su ciò che è stato fatto e su ciò che resta da fare. Sul piano della prevenzione, della sicurezza degli edifici, della gestione delle emergenze. Perché tragedie come quella del 2009 non siano solo commemorazioni, ma lezioni da cui imparare. A distanza di diciassette anni, L’Aquila non è più soltanto il simbolo di una ferita, ma anche quello di una resilienza tenace. Una città che, pur tra difficoltà e ritardi, ha scelto di rialzarsi. Senza dimenticare.

