A diciassette anni dal devastante Terremoto dell'Aquila del 2009, l’Italia si ferma per ricordare una delle pagine più drammatiche della sua storia recente. Erano le 3:32 del 6 aprile quando una violenta scossa colpì L'Aquila e gran parte dell’Abruzzo, spezzando vite, distruggendo case e segnando per sempre un intero territorio.
Nel giorno dell’anniversario, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato ai social un messaggio di ricordo e vicinanza: una tragedia che “scosse tutti gli italiani”, ma che vide anche una straordinaria risposta di solidarietà. “Ricordare vuol dire continuare a esserci, con serietà e responsabilità”, ha sottolineato. A distanza di quasi due decenni, i numeri raccontano una città che ha saputo rialzarsi. La ricostruzione degli edifici privati ha raggiunto il 96%, mentre si registra un netto calo delle persone ancora ospitate nelle strutture emergenziali: dalle oltre 17mila del 2010 alle poco più di 1.200 di oggi tra progetto C.A.S.E. e M.A.P., segno concreto del progressivo ritorno alla normalità. Parallelamente, molte di queste strutture sono state riconvertite per nuove funzioni sociali e istituzionali, mentre proseguono gli investimenti strategici sul territorio, tra cui il Villaggio della Gioventù e la Scuola nazionale dei Vigili del Fuoco. Importanti anche le risorse destinate alla cultura: nel 2026 sono previsti oltre 16 milioni di euro per eventi e iniziative, oltre agli interventi su luoghi simbolo come il Castello Cinquecentesco, sede del Museo Nazionale d’Abruzzo, il Teatro San Filippo e il Teatro Comunale.
Non mancano le iniziative per mantenere viva la memoria. In città si sono svolte commemorazioni nei luoghi simbolo della tragedia, dalla Casa dello Studente alla Basilica di Collemaggio, passando per la chiesa delle Anime Sante, con momenti di raccoglimento, musica e partecipazione collettiva. Tra gli eventi, anche l’inaugurazione dell’opera “6 aprile 3:32” dell’artista aquilana Lea Contestabile, composta da 309 elementi in ricordo delle vittime.Quel numero, 309, resta inciso nella coscienza di una comunità e dell’intero Paese. A diciassette anni di distanza, il 6 aprile continua a rappresentare una ferita aperta, ma anche il simbolo della capacità di resistere e ripartire. L’Aquila oggi guarda avanti, senza dimenticare.

