
Al momento non esiste nulla di concreto: la fondazione legata ad ACS e alla Coppa Interamnia non esiste ed è ancora solo un’ipotesi, un progetto sulla carta che circola da circa tre anni ma che non si è mai tradotto in una realtà operativa. Dunque, non c'è alcuna possibilità che la nuova fondazione (che non esiste operativamente) possa gestire la prossima Coppa Interamnia come qualcuno ha ventilato. A chiarirlo, è il presidente di ACS, Stefano Scipioni, che invita alla prudenza. «Quando si parla di investimenti importanti, di centinaia di migliaia di euro, è normale che emergano molte domande. Nessuno regala soldi: servono garanzie, competenze e una struttura solida», spiega per far nascere una fondazione che in questo caso sarebbe privata e non pubblica. Secondo Scipioni, l’idea della fondazione ha un potenziale significativo, ma si scontra con un contesto cambiato: «Oggi le associazioni devono affrontare una burocrazia complessa e necessitano di competenze specifiche, soprattutto nella gestione finanziaria e nella raccolta fondi. Capacità che, nella maggior parte dei casi, non sono presenti internamente». Il progetto, precisa, esiste da tempo: «Non nasce oggi, è un’idea su cui si lavora da anni, dal 2023 per la precisione. Ma tra l’intenzione e la realizzazione c’è una distanza importante». L’obiettivo sarebbe ambizioso: un piano di rilancio della Coppa che includa non solo la gestione dei debiti, ma anche investimenti capaci di far crescere il valore della manifestazione nel medio periodo. Sul piano giuridico, la fondazione dovrebbe configurarsi come una fondazione di partecipazione a carattere privato: «Sarebbe una trasformazione di ACS, nel rispetto del Codice del Terzo Settore. Non è una fondazione pubblica e non potrebbe essere controllata da enti pubblici». Resta però il nodo principale: ad oggi, la fondazione non esiste. «C’è un’idea, un’ipotesi di lavoro, ma nulla di formalizzato. Per questo è difficile sostenere che ci occuperemo già della prossima edizione della Coppa». Un eventuale coinvolgimento, infatti, richiederebbe tempi incompatibili con l’organizzazione imminente dell’evento: «Siamo già a ridosso dell’estate e c’è chi sta lavorando concretamente alla manifestazione. Inserirsi ora sarebbe complicato». Il confronto con l’amministrazione comunale c’è stato, ma senza sviluppi operativi: «Abbiamo espresso le nostre perplessità su alcune soluzioni, come il comitato, che a nostro avviso non rappresenta un modello efficace di sviluppo». In sintesi, il progetto esiste ma resta fermo allo stadio preliminare. «Per costruire qualcosa di solido serve tempo», conclude Scipioni, «e al momento non ci sono le condizioni per un intervento immediato».
Elisabetta Di Carlo

