La Prefettura di Teramo respinge, almeno in parte, la richiesta di accesso agli atti presentata da ALTVELOX sugli autovelox e sui controlli automatici delle infrazioni. Con una comunicazione ufficiale del 2 aprile 2026, l’Ufficio territoriale del Governo ha chiarito che i decreti prefettizi sono consultabili online, ma ha negato la possibilità di accedere agli atti istruttori, ritenuti non ostensibili in base all’orientamento prevalente della giurisprudenza amministrativa. Per la documentazione tecnica sui dispositivi, invece, l’associazione è stata invitata a rivolgersi direttamente agli enti gestori.
La vicenda prende avvio il 12 marzo, quando ALTVELOX aveva presentato un’istanza chiedendo due cose precise: da un lato la sospensione e il riesame del decreto prefettizio del 9 marzo, dall’altro l’accesso completo a tutti gli atti tecnici e amministrativi alla base del provvedimento.
Nel dettaglio, l’associazione chiedeva di consultare la relazione istruttoria, i dati sugli incidenti degli ultimi cinque anni, le analisi sulle condizioni delle strade e del traffico, i rilievi sulle velocità, oltre a planimetrie, fotografie e documentazione sui dispositivi utilizzati. Tra le richieste anche informazioni su autorizzazioni, verifiche di funzionamento e tarature, nonché eventuali interventi di adeguamento o rimozione degli impianti.
La risposta della Prefettura, però, esclude proprio questi documenti, considerati non accessibili. Solo una parte delle informazioni – come i decreti – resta disponibile al pubblico, mentre per i dati tecnici sugli autovelox viene indicata come competenza quella degli enti che gestiscono gli apparecchi.
Dura la reazione di ALTVELOX. Il presidente nazionale Gianantonio Sottile Cervini critica la scelta dell’amministrazione e solleva un problema più ampio: “Non è accettabile che un decreto che incide direttamente sulle sanzioni ai cittadini sia basato su documenti non verificabili. Ancora più grave è la differenza con quanto accaduto a Napoli, dove la Prefettura ha sospeso i controlli automatici per fare verifiche”.
Secondo l’associazione, il rischio è quello di un’applicazione non uniforme delle regole sul territorio nazionale: “La legge deve valere allo stesso modo ovunque. I cittadini non possono trovarsi davanti a criteri diversi a seconda della provincia. Chiediamo solo trasparenza e rispetto delle norme: i controlli sono giusti, ma devono essere regolari e verificabili”.

