
C'è una foto in bianco e nero che ci riporta a quegli anni. È scattata sulle scalette del Liceo Classico Melchiorre Delfico, in Piazza Dante, oggi silenziose dopo la chiusura dell'edificio. Fa un certo effetto vedere quel luogo vuoto, che un tempo era il punto di incontro di centinaia di ragazzi. La chiusura di un palazzo non cancella la memoria di chi ci ha studiato, e il nostro auspicio è che la scuola possa riaprire al più presto. Ci uniamo idealmente alle proteste e agli appelli degli studenti di oggi, che si battono per riavere quegli spazi che hanno formato tante generazioni. Sono passati quarantasette anni, ma oggi, domenica 12 aprile, alla Tenuta Villa Verde di Basciano, è successo qualcosa di semplice: basta un abbraccio, una risata, un “ti ricordi quando…” per far cadere ogni distanza.
C'è chi non vedeva un compagno di classe da decenni. Le vite ci hanno portato su strade diverse. Eppure, seduti attorno allo stesso tavolo, è bastato poco per ritrovarsi. Perché il legame che si crea tra i banchi del liceo, tra versioni di greco, interrogazioni di filosofia e le nostre cene, è qualcosa che resiste all'usura degli anni.
Credetemi, non è semplice nostalgia. È la consapevolezza che certi legami non si spezzano: si addormentano soltanto, pronti a risvegliarsi intatti quando meno te lo aspetti.
Tra noi, seduti a quel tavolo, c'è anche lei: la professoressa Mattu. Sempre giovane, perché chi ha una vera vocazione non invecchia mai.
La sua presenza ha avuto un significato che va oltre il semplice affetto. Quarantasette anni fa, quando il liceo classico era ancora un tempio di rigidità e il rapporto tra docenti e alunni era improntato a una distanza quasi cerimoniale, lei aveva già intuito che si poteva insegnare con autorevolezza senza erigere muri. Accettare l'invito a questa reunion dimostra che, per lei, la IIIC non era stata solo una classe, ma una comunità con cui mantenere un legame vivo. Una sensibilità educativa che precorreva i tempi. Vederla sorridere tra noi è la conferma che certi approcci lasciano il segno. E che i bravi insegnanti restano tali per sempre.
Tutto questo non sarebbe accaduto senza la tenacia di Cesare Silvino, che ha promosso e organizzato la giornata con la pazienza di chi sa che certe cose valgono l'attesa. A lui va il ringraziamento più sincero di tutti noi, per aver creduto che fosse il momento giusto per ritrovarsi, per aver rintracciato, convocato e coordinato. Per aver trasformato un'idea in una domenica di aprile indimenticabile.
La vita, si sa, segue percorsi imprevedibili. Alcuni compagni non hanno potuto raggiungere il tavolo della reunion perché il loro cammino si è interrotto prima. Li abbiamo ricordati con affetto, senza retorica, con quella leggerezza che solo il tempo sa insegnare.
Altri avrebbero voluto esserci ma non hanno potuto, per motivi di salute, di distanza o di impegni inderogabili. A loro è andato il pensiero di tutti, con la promessa che ci saranno altre occasioni.
Quarantasette anni. Sembrano tanti, e lo sono. Ma sulle scalette del Delfico, in quella foto in bianco e nero, ci rivediamo ancora come eravamo. Con le nostre insicurezze e quella voglia di cambiare il mondo che poi, crescendo, abbiamo imparato a declinare in modi diversi. Abbiamo riscoperto una verità semplice: il tempo può segnare il viso, può cambiare le vite, può allontanare le persone. Ma non può scalfire certi legami. Non può cancellare la sensazione di appartenere a qualcosa che è stato per noi importante. Non può spegnere la gioia di ritrovarsi e scoprire che, in fondo, sotto la patina degli anni, siamo ancora un po' quei ragazzi sulle scalette del Delfico. Con la stessa emozione, con lo stesso entusiasmo.
Daniele Martegiani

