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È ufficiale: il bosco andò in fiamme per colpa degli arrosticini. Una scelta imprudente, compiuta nonostante condizioni climatiche sfavorevoli e divieti espliciti, è all’origine di uno dei roghi più devastanti degli ultimi anni nel territorio del Gran Sasso. La Corte d’Appello dell’Aquila ha ribadito le condanne già inflitte in primo grado a tre imputati, ritenendo pienamente dimostrato il loro coinvolgimento nella vicenda. L’episodio risale all’estate del 2017, quando un gruppo di giovani si era accampato senza autorizzazione in un’area protetta nei pressi di Fonte Macina, nel comune di Castel del Monte. Durante la preparazione di un pasto, tre di loro decisero di utilizzare una canalina per gli arrosticini. Da quel momento, la situazione degenerò rapidamente. Secondo quanto riporta il Messaggero, la canalina si ribaltò accidentalmente, facendo cadere le braci sull’erba secca. Complice il vento sostenuto e la vegetazione arida, le fiamme si propagarono in poco tempo, trasformandosi in un vasto incendio che devastò centinaia di ettari di territorio, tra pascoli e boschi. Le pene, fissate in un anno e quattro mesi di reclusione, sono state ritenute proporzionate alla gravità dell’accaduto e all’entità del danno, stimato in oltre un milione di euro per l’ecosistema coinvolto.



Foto: elaborazione AI