Un esposto alla Procura della Repubblica di Teramo accende i riflettori sulla gestione del rischio valanghe ai Prati di Tivo, storica località montana del Teramano. A presentarlo è Pasquale Iannetti, guida alpina, che denuncia decenni di pericoli noti e, a suo dire, sottovalutati dalle autorità competenti. Secondo quanto ricostruito nell’atto, il rischio valanghe nell’area sottostante la parete nord del Corno Piccolo è conosciuto da almeno un secolo. Episodi significativi si sarebbero verificati già nel 1929 e poi, con cadenza periodica, nel 1977, negli anni ’80 e ’90, fino all’evento più recente del 2 aprile 2026, che ha colpito nuovamente il condominio “Prati di Tivo”, causando danni ad appartamenti e strutture. L’esposto sottolinea come i punti di distacco e i percorsi delle valanghe siano ben individuati da tempo, rendendo il fenomeno non solo prevedibile ma, in alcune condizioni, quasi certo. Non a caso, il giorno precedente all’ultima valanga, il sindaco aveva disposto l’evacuazione dell’area a scopo precauzionale. Al centro della denuncia anche il sistema di distacco artificiale O’BellX, installato con un investimento pubblico di circa due milioni di euro. Secondo Iannetti, tali dispositivi sarebbero stati collocati in modo errato, “a metà pendio”, risultando inefficaci e addirittura danneggiati da eventi successivi. Una scelta che, sempre secondo l’esponente, avrebbe prodotto un rilevante danno erariale oltre a non garantire la sicurezza del territorio. Nel documento si evidenziano inoltre ritardi amministrativi, mancate autorizzazioni e una gestione incerta delle competenze tra Provincia e Comune, che avrebbero lasciato la stazione sciistica priva di adeguate opere di difesa. Nonostante segnalazioni e avvisi inviati negli anni, anche tramite PEC, le criticità non sarebbero mai state risolte in modo definitivo. Da qui l’ipotesi di reato: “valanga colposa”, prevista dal codice penale per chi, anche per omissione, non adotta le misure necessarie a prevenire un pericolo noto per la pubblica incolumità. Un’accusa che richiama, nelle conclusioni dell’esposto, precedenti giudiziari legati alla mancata gestione del rischio in contesti simili. Ora spetterà alla magistratura verificare eventuali responsabilità e accertare se il disastro poteva essere evitato.

