
Quindici arresti in diverse province italiane, tra cui Teramo, arrivano al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L’operazione, scattata nelle prime ore della mattina, ha coinvolto anche i territori di Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Torino, Sassari, Terni e Viterbo. Al centro dell’inchiesta, la violenta contrapposizione tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele, legate al cosiddetto “locale dell’Ariola”. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire ruoli e responsabilità in due gravi episodi di sangue: l’omicidio di Antonino Zupo, avvenuto il 22 settembre 2012 e riconducibile al clan Emanuele, e il tentato omicidio di Domenico Tassone, del 25 ottobre dello stesso anno. In quest’ultimo caso perse la vita Filippo Ceravolo, appena 19 anni, rimasto ucciso per errore e completamente estraneo agli ambienti criminali.
L’indagine, sviluppata su un lungo arco temporale, si è basata su attività tecniche e sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, consentendo di delineare un quadro dettagliato delle dinamiche interne alle cosche. In particolare, è emerso il tentativo della ‘ndrina Loielo di riconquistare il controllo delle Preserre vibonesi, territorio sotto l’influenza della famiglia Emanuele dal 2002, dopo l’uccisione di Giuseppe e Vincenzo Loielo.
Gli inquirenti contestano anche due episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso. Uno ai danni di un imprenditore locale, costretto a versare 20mila euro oltre a ulteriori somme periodiche, e un tentativo di estorsione nei confronti di un’impresa edile impegnata in lavori pubblici a Sorianello.
Nel corso dell’operazione sono state sequestrate diverse armi, tra cui cinque pistole, sette fucili e un kalashnikov AK-47. Disposte inoltre perquisizioni nei confronti di altre persone ritenute vicine agli ambienti della ‘ndrangheta.

