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Atmosfera carica di significato, quella che ha accolto stasera il concerto al Teatro alla Scala, dove Enrico Melozzi è tornato sul podio in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica Italiana. Un appuntamento che ha unito dimensione istituzionale e ricerca artistica, con al centro la prima esecuzione di Intermezzo sinfonico 1946, composizione originale dello stesso Melozzi. A guidare la Banda dell’Esercito Italiano – formazione ampia, capace di sprigionare una notevole potenza sonora – il direttore abruzzese, per l’occasione in divisa, ha costruito una lettura intensa, mettendo in evidenza la complessità strutturale del brano. Accanto a lui, due presenze di rilievo: Giuseppe Andaloro al pianoforte e Paolo Oreni all’organo, protagonisti di una versione pensata appositamente per questa occasione. L’opera, derivata da una sinfonia incompiuta e sviluppata a partire da un tema concepito negli anni Novanta, si è rivelata una pagina articolata, costruita con rigore formale ma attraversata da una tensione espressiva evidente. L’impianto da ouverture in forma-sonata, arricchito da episodi fugati, ha trovato nella trascrizione per banda una dimensione sonora compatta e incisiva. Il ritorno alla Scala – il secondo in meno di un anno – conferma la traiettoria particolare di Melozzi, già noto al grande pubblico anche per la sua presenza al Festival di Sanremo, ma sempre più impegnato nel consolidare un percorso che intreccia scrittura contemporanea e direzione. 


L'abbiamo sentito subito dopo il concerto
Di nuovo alla Scala e in un’occasione così istituzionale

«È stata una cosa stranissima. Mi sono sentito a casa, proprio normale.  Dirigere una mia opera qui è stato come essere nel posto giusto, senza tensioni».
L’idea della divisa della Banda dell’Esercito?

«Mi hanno autorizzato davanti a tutti a indossarla. Sono arrivato vestito "in borghese", poi l’hanno portata, l’ho messa e ho diretto con quella. È stato un momento forte, quasi naturale dentro il concerto».
Emozionato sul podio durante l’esecuzione?

«Ero tranquillissimo, una calma assurda. Una pace, una serenità, una gioia e anche tanto divertimento. È stato davvero incredibile».
Soddisfatto del concerto?

«Hanno suonato da Dio. Il pezzo è difficilissimo, ma hanno raggiunto un livello altissimo. Hanno fatto qualcosa di straordinario, veramente emozionante».
Un ricordo che non sbiadirà mai...
«Ero calmissimo, ed è una cosa strana per me, mi sono sentito a casa. Magari fosse sempre così».