


dal nostro inviato ELISABETTA DI CARLO / La Sala Spadolini del Ministero della Cultura ha ospitato oggi la conferenza stampa di presentazione della 17ª edizione del Festival dell’Appennino, intitolata quest’anno “A due passi da te”, un’edizione che assume un valore simbolico ancora più forte nel decennale del Terremoto del Centro Italia del 2016. Un cartellone ampio e diffuso che, dal 3 maggio all’11 ottobre 2026, attraverserà 28 comuni tra Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria, con un totale di 31 eventi in sei mesi. Numeri che raccontano non solo la dimensione culturale della manifestazione, ma anche il suo impatto concreto sul territorio: nell’ultimo anno il festival ha generato oltre un milione e seicentomila euro di ricadute economiche per le attività locali, contribuendo in maniera significativa alla vitalità dei piccoli centri. Il Festival dell’Appennino si conferma così un vero e proprio motore di rinascita per le aree interne del cratere sismico, coinvolgendo simbolicamente tutti i 138 comuni colpiti dal sisma del 2016. Un lavoro capillare che punta a contrastare lo spopolamento e a mantenere viva l’identità di territori spesso marginalizzati, trasformandoli invece in protagonisti di un racconto collettivo fatto di natura, cultura e comunità. “A due passi da te” non è soltanto uno slogan, ma una dichiarazione di intenti: accorciare le distanze, rendere accessibili luoghi straordinari e riportare le persone a vivere l’Appennino come spazio condiviso. Il festival si configura infatti come una grande festa diffusa, capace di unire escursioni, spettacoli e momenti di aggregazione in un’esperienza inclusiva e sostenibile. Promosso dal Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 e dal BIM Tronto, il progetto vede il supporto dei consorzi BIM Vomano-Tordino di Teramo e Nera-Velino (Cascia e Rieti), oltre alla collaborazione delle quattro Regioni coinvolte e di partner strategici come Enel e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno. Un’edizione, dunque, che va oltre la dimensione culturale e si propone come simbolo concreto di resilienza e futuro, riportando al centro dell’attenzione l’Appennino e le sue comunità.

