Insultato, minacciato, aggrediito e poi addirittura vittima di un lancio di bottiglia e inseguito con un coltello. Un episodio violento, improvviso, in pieno centro nel cuore della città. A raccontarlo è Vincenzo D’Aquino, direttore del FLA - Festival di Libri e Altrecose, che nel pomeriggio di ieri è stato aggredito a Pescara Vecchia. D’Aquino sceglie parole dirette, senza attenuarne il peso: un’aggressione vera e propria, con una bottiglia e una lama a pochi metri di distanza. Un'aggressione condita da minacce di morte «T'accido» e da riferimenti omofobi. «Checca di merda», documentata da un video postato sulla sua pagina dacebook dallo stesso D'Aquino. Un episodio che non nasce dal nulla, ma che si inserisce in una situazione già nota e più volte segnalata alle forze dell’ordine. Secondo quanto raccontato, l’uomo responsabile dell’aggressione sarebbe una presenza conosciuta nella zona, spesso aiutata da cittadini e commercianti con piccoli gesti di solidarietà. Un caffè, qualche moneta. Un aiuto dato in buona fede, che lo stesso D’Aquino ammette di aver offerto in passato. Ma oggi, dopo quanto accaduto, emerge una riflessione più amara: esiste un limite oltre il quale l’aiuto, se privo di strumenti e responsabilità condivise, rischia di trasformarsi in qualcosa di inefficace o persino dannoso. L’intervento delle forze dell’ordine, sottolinea, è stato tempestivo e costante. Più volte nelle ultime settimane erano state effettuate segnalazioni, e ogni volta le autorità sono intervenute con disponibilità e professionalità. Resta però evidente, nel racconto, una sproporzione tra ciò che viene richiesto agli agenti e le risorse di cui dispongono. A colpire maggiormente è ciò che accade dopo l’aggressione. La sera stessa, la persona coinvolta era nuovamente in libertà. Una conseguenza prevista dalla legge, che D’Aquino dichiara di rispettare, ma che lascia una sensazione difficile da ignorare: quella di un tempo della giustizia che fatica a tenere il passo con quello dei fatti. L’episodio riporta al centro il tema della sicurezza urbana, spesso affrontato in modo generico e legato a categorie o fasce orarie. In questo caso, invece, l’aggressione è avvenuta in pieno giorno. Solo il rifugio trovato all’interno del Caffè Letterario ha evitato conseguenze peggiori. Per D’Aquino, la sicurezza non può essere ridotta al solo controllo: è anche una questione di presenza, di responsabilità collettiva e di consapevolezza nei comportamenti quotidiani. Non voltarsi dall’altra parte, ma neppure illudersi che bastino gesti isolati per risolvere situazioni complesse. Nel suo racconto emergono emozioni forti: rabbia, paura, impotenza. Sentimenti che prova a non rimuovere, ma a comprendere e trasformare. Il racconto non vuole essere una denuncia isolata né un caso mediatico, ma piuttosto un invito a non ignorare una realtà che riguarda la vita quotidiana della città. Una realtà fatta di fragilità, limiti e responsabilità condivise, che chiede risposte più profonde e coordinate.
Foto: un frame del video postato da D'Aquino con l'intera scena dell'aggressione

