Diciassette anni totali. Nove anni e sei mesi per Marco Jacobini, già presidente della banca, e otto anni e tre mesi per il figlio Gianluca, ex vicedirettore generale. Sono queste le richieste del procuratore Roberto Rossi nel processo per le accuse di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza contro gli ex vertici della Popolare di Bari. Si tratta solo di uno dei filoni giudiziari che riguardano il dissesto dell’istituto bancario, che aveva assorbito l’ex Tercas. La posizione dei due Jacobini, limitatamente ai reati contestati in questo procedimento, era stata separata dal resto dell’indagine e portata direttamente a giudizio immediato. Nel processo si sono costituiti centinaia di risparmiatori e azionisti che sostengono di aver subito gravi perdite economiche a causa della gestione dell’istituto. Molti di loro avrebbero perso risparmi e investimenti per cifre ingenti. Secondo la Procura, il commissariamento disposto dalla Banca d’Italia avrebbe fatto emergere “un bilancio falsato” e una situazione finanziaria poi sostenuta con oltre un miliardo di euro, pagato dagli azionisti e dall’Erario. Il magistrato ha ricordato in aula le conseguenze subite da circa 70mila soci che hanno visto azzerarsi il valore delle proprie azioni.

