Una mobilitazione partecipata, carica di preoccupazione ma anche di determinazione. Questa mattina, davanti alla Prefettura di Teramo, si è svolto il presidio organizzato in occasione dello sciopero nazionale proclamato dalla FLC-Cgil contro la riforma degli istituti tecnici. Docenti, personale Ata, dirigenti scolastici e rappresentanti sindacali si sono ritrovati per lanciare un messaggio chiaro: “La scuola non può essere ridotta a un semplice strumento delle esigenze produttive”.
La protesta, che ha coinvolto anche le altre province abruzzesi, nasce dalla forte contrarietà verso una riforma ritenuta penalizzante per la qualità dell’istruzione e per il futuro degli studenti. Al centro delle contestazioni ci sono i pesanti tagli al monte ore di numerose discipline considerate fondamentali, sia sul piano culturale che professionale.
Secondo quanto denunciato dal sindacato, nell’Area Generale sono previste 33 ore in meno di Italiano e 132 di Scienze integrate. Nel Settore Economico verrebbero penalizzate Geografia e Lingue straniere, mentre nel Tecnologico si registra una riduzione di 231 ore nelle Scienze sperimentali e il dimezzamento delle ore dedicate a Tecnologia e Tecniche di rappresentazione grafica. Tagli trasversali riguarderebbero inoltre Diritto, Economia politica, Economia aziendale e Matematica.
Una prospettiva che, secondo i manifestanti, rischia di impoverire profondamente l’offerta formativa e di avere conseguenze dirette anche sugli organici scolastici, con un possibile aumento dei docenti e del personale Ata in sovrannumero.
Davanti alla Prefettura teramana, tra bandiere e striscioni, è emersa soprattutto la richiesta di fermare una riforma considerata troppo distante dal mondo reale della scuola. Nel mirino anche l’anticipo dell’alternanza scuola-lavoro già dal secondo anno, la scomparsa del biennio unitario e una crescente flessibilità affidata ai singoli istituti, che secondo i sindacati rischia di creare percorsi formativi disomogenei sul territorio nazionale.
“Si sta sacrificando la solidità culturale degli istituti tecnici per inseguire esclusivamente le esigenze delle imprese”, è il timore espresso durante il presidio da Alessandra Palombaro della Cgil. Una scuola che, secondo i partecipanti alla mobilitazione, rischia così di perdere la propria funzione costituzionale di formazione critica, libera e uguale per tutti.
In occasione della manifestazione, i segretari territoriali provinciali e una delegazione di lavoratori hanno consegnato un documento ufficiale con le ragioni della protesta ai rappresentanti della Prefettura e dell’amministrazione scolastica.
A spiegare le motivazioni dello sciopero è stata anche Alessandra Palombaro della Cgil, che ha ribadito la necessità di aprire un confronto vero, partecipato e trasparente sul futuro dell’istruzione tecnica italiana, chiedendo il ritiro immediato del provvedimento o almeno il suo rinvio.
La mobilitazione ha coinvolto tutta la regione: presìdi si sono svolti anche a L'Aquila e nel presidio unitario di Pescara insieme a Chieti. Un segnale forte che arriva dal mondo della scuola abruzzese, deciso a difendere qualità della formazione, diritti dei lavoratori e futuro degli studenti.

