Giovanni Spinosa torna a parlare della banda della Uno Bianca e lo fa con parole nette, rilanciando dubbi mai sopiti sui depistaggi e sulle possibili complicità dietro una delle pagine più oscure della cronaca italiana. L’ex magistrato bolognese, oggi in pensione dopo aver guidato i tribunali di Teramo e Ancona, ha firmato insieme a Lucia Musti una lunga lettera inviata a La Stampa dopo l’intervista televisiva di Roberto Savi a “Belve Crime”.
Per Spinosa, la vicenda della Uno Bianca non può essere archiviata come il semplice racconto criminale dei fratelli Savi. «I depistaggi non sono mancati – scrivono i due ex pm – ma il più insidioso potrebbe essere stato quello di far credere che il mito maledetto dei Savi bastasse da solo a spiegare tutti i delitti commessi con le loro armi». Un passaggio che riaccende i sospetti su eventuali protezioni esterne e su responsabilità mai chiarite fino in fondo.
L’ex presidente dei tribunali di Teramo e Ancona ricorda come, già nel 1994, all’epoca degli arresti della banda, lui e Musti avessero forti perplessità sulle versioni fornite dai fratelli Savi. «Nei loro racconti emergevano incongruenze e ricostruzioni che sembravano artificiose», sottolineano i magistrati, convinti che le dichiarazioni di Roberto Savi, ieri come oggi, possano rappresentare «messaggi all’esterno».
Spinosa punta inoltre l’attenzione sulla nuova indagine aperta dalla Procura di Bologna all’inizio del 2024, finalizzata a verificare l’eventuale presenza di complici del gruppo criminale attivo tra il 1987 e il 1994. «Confidiamo nel lavoro della Procura», conclude la lettera.
Nel documento viene ricordata anche la sentenza del 3 giugno 1995 sul processo per l’eccidio del Pilastro, in cui furono uccisi tre carabinieri. Pur assolvendo gli imputati, la Corte d’Assise di Bologna ritenne plausibile che il delitto fosse maturato all’interno di traffici illeciti più ampi, ipotizzando collegamenti dei Savi con la camorra e lasciando intravedere la possibile presenza di apparati di sostegno dietro la banda.
Le parole di Spinosa riportano così sotto i riflettori uno dei grandi misteri irrisolti d’Italia, rilanciando interrogativi che, a oltre trent’anni di distanza, continuano a pesare sulla storia della Uno Bianca.

