Dopo più di tre mesi di attesa e interrogativi ancora senza risposta, la famiglia di Renato Zinilli potrà celebrare i funerali del 66enne morto il 21 gennaio scorso in un cantiere privato a Castiglione Messer Raimondo. La Procura di Teramo ha infatti rilasciato il nulla-osta per la sepoltura, consentendo ai familiari di riavere la salma, rimasta finora a disposizione dell’autorità giudiziaria all’obitorio dell’ospedale Mazzini. L’ultimo saluto all’operaio sarà celebrato domani, venerdì 8 maggio, alle 10, nella chiesa del Sacro Cuore di via Pannella, a Teramo. Dopo la funzione religiosa, il feretro sarà trasferito nel cimitero di Nerito di Crognaleto, paese d’origine dell’uomo, dove avverrà la tumulazione. Nel frattempo proseguono le indagini sulla tragedia e il fascicolo aperto dalla magistratura si arricchisce di nuovi nomi. Gli indagati sono ora quattro: oltre al datore di lavoro e al collega presente in cantiere quella mattina, risultano iscritti anche l’altro amministratore dell’impresa edile di Montorio al Vomano e il medico competente che aveva firmato il certificato di idoneità lavorativa di Zinilli. L’inchiesta aveva preso una piega diversa dopo gli esiti dell’autopsia, che aveva escluso il malore ipotizzato nelle prime ore successive al decesso. Gli accertamenti medico-legali hanno invece evidenziato gravi fratture craniche, compatibili con una violenta caduta dall’alto. Tra gli elementi che gli investigatori stanno approfondendo c’è anche il mistero del casco protettivo trovato sulla testa dell’operaio. Secondo quanto emerso, il casco sarebbe stato integro e non appartenente alla vittima. Una circostanza ritenuta incompatibile con le lesioni riportate e che farebbe ipotizzare un possibile tentativo di alterare la scena dell’incidente per simulare il rispetto delle misure di sicurezza sul lavoro. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire se qualcuno abbia modificato lo stato dei luoghi subito dopo la tragedia nel cantiere, sequestrato già all’indomani dei fatti.

