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gianluca jacobini 1024x572banca tercasLa grave situazione economica di Banca Tercas, l’istituto abruzzese acquisito nel 2014 dalla Banca Popolare di Bari, sarebbe stata già ben conosciuta dai vertici della banca pugliese prima dell’operazione. Secondo la Procura di Bari, infatti, già nell’ottobre 2013 – quindi circa un anno prima dell’acquisizione – i dirigenti della Popolare si scambiavano mail interne nelle quali venivano evidenziati chiaramente i “rischi noti dell’acquisizione” della banca teramana. A sostenerlo è stato oggi il pubblico ministero Federico Perrone Capano durante la requisitoria, nella seconda udienza dedicata alla discussione dell’accusa nel processo che vede imputati Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente ed ex vice direttore generale della Popolare di Bari. I due sono accusati di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza in relazione al dissesto dell’istituto. Nel corso dell’udienza il pm ha mostrato alcune mail interne nelle quali i dirigenti commentavano i rischi legati all’operazione Tercas. In uno di questi scambi, un consulente della società PwC – per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio in un procedimento separato – arrivava addirittura a ribattezzare l’istituto “Stercas”, sottolineando la problematicità dell’operazione. Per la Procura di Bari, l’acquisizione della banca di Teramo avrebbe avuto anche un altro obiettivo: consentire a Marco Jacobini di mantenere il controllo dell’istituto. In quel periodo, infatti, la Banca d’Italia aveva imposto alla Popolare di Bari il blocco di nuove acquisizioni e aveva chiesto la rimozione di Jacobini dalla carica di presidente. Come ricordato dal procuratore Roberto Rossi nella prima udienza della requisitoria, Bankitalia aveva criticato la gestione ritenuta troppo “familiare” della banca, rilevando anche che gli stipendi percepiti dai Jacobini risultavano più elevati rispetto a quelli dei dirigenti di istituti di dimensioni analoghe. Secondo gli inquirenti, l’operazione Tercas sarebbe stata dunque una sorta di “favore” a Bankitalia per permettere a Jacobini di restare alla guida della Popolare. Durante la requisitoria il pm Perrone Capano ha inoltre ricostruito il ruolo di Luca Sabetta, ex responsabile dei rischi della banca, dalle cui segnalazioni sono partite le indagini. Sabetta, ha spiegato il magistrato, era stato indicato da Bankitalia come figura esterna dotata di competenze e affidabilità dopo aver sollevato dubbi sulla governance e sui controlli interni dell’istituto. Secondo l’accusa, tuttavia, pur essendo stato formalmente assunto, non gli sarebbe mai stato consentito di svolgere realmente il proprio incarico. “L’idea – ha detto il pm – era quella di mettere un pupazzo per tenere contenta Bankitalia”. Nella sua testimonianza, ha aggiunto Perrone Capano, Sabetta ha ricostruito i fatti producendo anche documenti interni che confermerebbero le criticità e i rischi legati all’acquisizione di Banca Tercas. La discussione dell’accusa proseguirà nella prossima udienza fissata per il 27 marzo.